É necessario un lavoro che non nasca per soddisfare i bisogni privatistici o corporativi, ma che generi risorse e occasioni di confronto, per mirare a un bene collettivo nel quale si trovi un equilibrio fra i bisogni individuali e i bisogni sociali e collettivi.

Perché INSIEME si lavora meglio?

In molti aspetti del quadro legislativo odierno troviamo inviti espliciti a un lavoro non più centrato esclusivamente sulle competenze dei Servizi, ma orientato alla valorizzazione delle competenze e delle risorse della comunità.

Questo pone gli operatori dei Servizi di fronte a nuovi compiti e a nuovi interrogativi. Li obbliga ad andare oltre lo stretto specifico professionale e a occuparsi di processi sociali, per attivarli, sostenerli, valutarli. Li obbliga, in buona sostanza, a fare un buon lavoro di comunità.

Una comunità è un insieme di individui che condividono lo stesso ambiente fisico e sociale, formando un gruppo riconoscibile, unito da vincoli organizzativi, linguistici, religiosi, economici e da interessi comuni.

Senso di appartenenza

Ci si può sentire appartenenti ad una comunità per:

  1. VICINANZA: vicinanza fisica, geografica;
  2. SOMIGLIANZA: medesimi sentimenti, idee, credenze, valori, stili di vita e bisogni;
  3. IDENTIFICAZIONE: si può appartenere ad un gruppo anche quando non c’è somiglianza nelle idee o nei bisogni, ma con una motivazione, per lo più inconscia, di identificazione all’altro o nelle finalità del gruppo stesso.

Alla luce di questo, si possono comprendere sia il successo che, a volte, il naufragio, di alcuni gruppi. Quando i membri non si sentono appartenenti per almeno uno dei sopraccitati motivi, diventa assai difficile che tutti “remino nella stessa direzione”.

Il senso di comunità, secondo Sarason (1974) si riferisce a “la percezione di similarità con altri, una riconosciuta interdipendenza, una disponibilità a mantenere tale interdipendenza offrendo o facendo per altri ciò che ci si aspetta da loro, la sensazione di appartenere a una struttura pienamente stabile e affidabile”.

In questa eccezione, la dizione comunità appare legata alle associazioni con qualche ideologia comune e può essere vista come un’estensione della famiglia.

Una dimensione di vita comunitaria implica tipicamente la condivisione di un sistema di significati, come norme di comportamento, valori, religione, una storia comune.

Il lavoro sociale in un contesto si comunità

Il community work è il processo attraverso il quale si aiutano le persone a migliorare la propria comunità attraverso un’azione collettiva.

In quest’ottica, l’assistente sociale, al fine di avere una idea complessiva rispetto a quello che è il profilo di comunità, si occuperà di:

  • stabilire un contatto con i membri della comunità;
  • ascoltarli per poter interpretare i loro bisogni;
  • osservare le dinamiche strutturali e socio-emotive in cui i membri agiscono.

Comprende al meglio qual è il profilo di comunità, permette all’assistente sociale di raccogliere informazioni circa i bisogni della comunità stessa e di gettare le basi per una analisi delle azione che potrebbero essere agite.

Scopo essenziale del lavoro di comunità è garantire, in primo luogo, un miglioramento delle condizioni di vita di chi abita in certe aree geografiche, o fa parte di un gruppo in particolare stato di bisogno; in secondo luogo, fare sì che la comunità interiorizzi questa possibilità di miglioramento, potenziando nei membri abilità e la fiducia e in se stessi e negli altri.

Informazioni “hard” e “soft”

Per sviluppare in maniera corretta un buon profilo di comunità, è necessario combinare due modelli di informazioni:

  • informazioni hard, relative ai dati quantitativi,
  • informazioni soft, relative ai dati di natura soggettiva, come ad esempio le opinioni.

 

Filoni di azione del lavoro di comunità

Analizzando il lavoro di comunità possiamo distingue due filoni di azione:

  • il community development, che richiama lo sviluppo del senso di comunità e comprende le iniziative che hanno come obiettivo primario quello di costruire e/o rafforzare legami interpersonali e sociali;
  • il community social planning, che ha come obiettivo il raggiungimento di un determinato risultato.

Il compito affidato all’assistente sociale, quindi, sarà quello di integrare, attivare e organizzare tutte le risorse presenti sul territorio, in un’ottica di lavoro di rete, per cercare soluzioni al fine di risolvere le problematiche rilevate.

La legge di riforma dell’assistente sociale

La legge 328/00, costituisce un importante passo in avanti per quanto riguarda il sistema dei servizi alla comunità.

Al di là degli aspetti contenutistici relativi ai principi, all’organizzazione e all’erogazione dei servizi, la legge riconosce l’importanza e la centralità dell’intervento di rete, come concreta modalità di intervento nelle situazioni sociali, individuali o sistemiche, ad elevato grado di disfunzionalità.

L’organizzazione dei servizi sociali, alla luce di tale riforma, si struttura facendo riferimento ad un’impianto più metodologico e basato sul lavoro di rete e sull’integrazione dei servizi e delle prestazioni dei singoli operatori.

L’assistente sociale ricopre sempre più una dimensione di “operatore centrale di rete”, dove per centralità si intende far riferimento al ruolo di “facilitatore” della rete.

La rete può costituire, pertanto, sia uno strumento di  lettura della realtà, sia il prodotto stesso del lavoro sociale e di quei processi metodologici di cambiamento che il lavoro sociale si pone come obiettivo professionale.

Una modalità di lavoro centrata sulla rete, infatti, può consentire all’operatore di sentire che la rete su cui insiste la difficoltà può essere la stessa su cui insisterà la cura.

 

L’importanza del lavoro di rete

In un contesto di comunità, il lavoro di rete assume un ruolo fondamentale

Per lavoro di rete si intende un intervento finalizzato a fronteggiare globalmente un problema attraverso il coinvolgimento di professionalità di diversi Servizi come:

  • il Servizio Sociale territoriale;
  • il Consultorio familiare;
  • il SIM – Servizio di igiene mentale;
  • L’U.S.S.M – Ufficio di Servizio Sociale per minorenni;
  • l’U.E.P.E. – Ufficio per l’esecuzione penale esterna;
  • il CAF – Centro di ascolto per le famiglie;
  • il Ser.D – Servizio per le dipendenze patologiche;
  • il CAP – Centro aperto polivalente per minori;
  • il CAPS – Centro aiuto psico – sociale;
  • i Servizi di Terzo Settore, come le Cooperative sociali, le Associazioni di promozione sociale, di volontariato, le Organizzazioni non governative, le Onlus.

Per poter programmare un buon intervento a favore della crescita e lo sviluppo psico-sociale della comunità, tutti i professionisti dei diversi Servizi dovranno collaborare tra loro, limitandosi a quelle che sono le proprie competenze, rispettando quelle degli altri operatori.

Il lavoro di rete rappresenta un’autentica possibilità di intervento in situazioni in cui l’elevato grado di fragilità sociale del singolo o del gruppo possono compromettere e rendere difficile qualsiasi altra modalità di intervento.

L’esigenza degli operatori di  avere una maggiore comunicazione e scambio di risorse fra i servizi ha fatto si che l’obiettivo principale fosse quello di costruire una sorta di intreccio fra gli stessi e le organizzazioni a carattere sociale, già presenti nel territorio, cercando di lasciare intatte le specifiche finalità  e l’autonomia dei Servizi Sociali.

Gli interventi nei confronti dei singoli e della comunità, perciò devono essere inseriti in una modalità di lavoro che tenga in considerazione sia delle risorse date dalle reti formali, sia di quelle informali.

Risulta opportuno, infatti, che si proceda attraverso una modalità di agire mirata alla collaborazione interprofessionale e ancor più ad una modalità di intervento legata alla integrazione fra i servizi.

Il brainstorming e la comprensione dei bisogni reali

Per procedere con il brainstorming nel processo di aiuto, è necessario che la rete si attivi per comprendere il reale bisogno presente sul territorio, attraverso la ricerca di informazioni, consultando statistiche, censimenti, anagrafe e, sarà inoltre indispensabile raccogliere informazioni di natura qualitativa per comprendere il punto di vista degli stessi membri, il loro modo di percepire il problema e le azioni che compiono al fine di fronteggiarlo.

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