Le figura dell’Assistente Sociale, inquadrata nel Servizio Sociale Professionale, e del Mediatore Familiare sono due figure professionali che, pur utilizzando modalità operative differenti ed esercitando la loro professione con strumenti tecnici e ruoli spesso diversi, si pongono obiettivi comuni come: l’accompagnamento dei protagonisti nelle controversie, verso un percorso durante il quale ognuno potrà sentirsi riconosciuto dall’altro, nei propri bisogni, paure, ansie ed aspettative.

Assistente sociale o Mediatore familiare?

L’art. 1 della Raccomandazione 1639/2003 del Consiglio d’Europa definisce la Mediazione Familiare come “un procedimento di costruzione e di gestione della vita tra i membri d’una famiglia alla presenza di un terzo imparziale chiamato mediatore”; “l’obiettivo della mediazione è di giungere ad una conclusione accettabile per i due soggetti senza discutere in termini di colpa o di responsabilità”.

Anche nel Regolamento attuativo n. 19/2006 della L.R. 4/2007, all’art. 94, si richiama la Mediazione Familiare annoverandola tra i servizi riconosciuti e per i quali gli Ambiti Sociali Territoriali hanno il dovere di programmare ed attuare interventi al fine di rendere esigibili i diritti dei cittadini, potenziali destinatari del servizio.

Va detto che entrambe le professioni sono accomunate da un sapere inteso come un insieme di conoscenze tecniche ed organizzative e che Assistenti Sociali e Mediatori Familiari esercitano la loro professione osservando un codice etico – deontologico, quale insieme di principi e valori che ne orientano il loro fare professionale. Certamente quello che accomuna queste due professioni è la centralità della persona e dei suoi bisogni, che sono ritenuti essenziali nel percorso di Mediazione e che sono oggetto del Servizio Sociale.

La figura del Mediatore Familiare

Il percorso di Mediazione è del tutto volontario anche se in alcuni casi il giudice può consigliarla qualora lo ritenga necessario ma il presupposto è che ci sia il consenso delle parti. In ogni caso il mediatore può comunicare al giudice e agli avvocati delle parti solo se la mediazione è andata a buon fine o meno; è tenuto alla massima riservatezza sul contenuto degli accordi e non può essere chiamato a collaborare con il giudice. La figura del Mediatore, imparziale ed “equivicino”, non si rapporta alla coppia contestando eventuali responsabilità all’uno o all’altro ma al contrario li accoglie accentandoli così come sono. Il Mediatore lavora sulla loro autonomia e sull’empowerment aiutando la coppia e trovare soluzioni e a prendere decisioni per riorganizzare il loro assetto familiare.

La figura dell’Assistente Sociale

L’incarico dell’Assistente Sociale è certamente più complesso e ha confini meno limitati. Quasi sempre, quando si interfaccia con una famiglia lo fa perché ne è stata investita su incarico del giudice o su segnalazione di altri organi quali la scuola o altri componenti della famiglia. L’attività dell’A.S., spesso, è di tipo valutativo in quanto vi è la necessità di relazionare alla Procura o al Tribunale per i Minorenni e per questo è necessario servirsi degli strumenti più importanti che questo professionista ha a disposizione quali il colloquio, la visita domiciliare.. L’Assistente Sociale ha sì una funzione di aiuto ma spesso ha anche una funzione di controllo nei confronti di alcuni utenti.

Mi piace immaginare i due interventi come due azioni che talvolta viaggiano parallele, che di tanto in tanto si incontrano e a volte di sovrappongono per poi distanziarsi nuovamente, mai dimenticando la centralità della persona umana, unica, irripetibile, titolare di diritti e di infinite potenzialità.

In conclusione, appare utile ribadire l’importanza di entrambe le professioni come strumenti di promozione di una cultura in cui il conflitto, familiare e non, non viene ignorato, ma affrontato e trasformato in un’occasione di riflessione, crescita e conoscenza reciproca.

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