La clownterapia è una “tecnica medica alternativa” che, utilizzando le tecniche del circo e dei teatri di strada, è a disposizione dei servizi sanitari e medici nella loro cura e assistenza dei pazienti. Contribuisce a ricostruire, attraverso il sorriso, le difese dell’ammalato di fronte al trauma del ricovero in ospedale. Anche parenti e amici del paziente sono coinvolti dagli effetti positivi della clownterapia.

È un metodo che incide in maniera forte sulle aspettative, sulle motivazioni e sui vissuti degli utenti e del personale: rende migliore la qualità del ricovero del paziente e ne facilita le cure ospedaliere, puntando al miglioramento della relazione, all’umanizzazione e al miglioramento dell’efficienza della struttura.

 

Le sue origini

I primi clown-dottori comparvero negli ospedali di New York nel 1980 e fu proprio Norman Cousins, giornalista americano, a testimoniare come fosse possibile guarire grazie a fattori positivi.

Norban si ammalò nel 1979 di una grave malattia che lo costrinse a restare a lungo in un letto di ospedale. Aveva sentito parlare degli effetti terapeutici del buon umore e per questo decise di curarsi in modo insolito: tre o quattro ore di film comici al giorno. Smentendo qualsiasi aspettativa, guarì in brevissimo tempo.

 

Patch Adams e la terapia del sorriso

La risata può essere considerata come una delle prime forme di comunicazione. Ridere è una risposta immediata e involontaria, infatti quando ci capita di ascoltare qualcuno che ride, involontariamente, tendiamo a rispondere con una risata.

L’invenzione della “terapia del sorriso” avvenne in California grazie a Patch Adams che, portando allegria e serenità ai bambini negli ospedali, fece dell’amore e del sorriso strumenti indispensabili alla medicina.
Il presupposto dal quale partiva era:

Quando si cura la malattia si può vincere o perdere; quando si cura la persona si vince sempre!

Patch Adams, dalle sue prime esperienze universitarie, sviluppò il progetto di costruire una vera e propria casa, attiva ancora oggi, in cui vengono offerte, oltre alle cure, anche amicizia, ascolto, amore.

La “ricetta Adams” si basa su una combinazione di umorismo e divertimento, che rappresentano, secondo lui, “ingredienti” essenziali per la guarigione fisica e mentale del paziente.

 

Il Buon Umore e il Ridere possono essere considerati una terapia?

La clownterapia viene considerata come una terapia “soft” perché anche la terapia del sorriso ha la sua chimica.

Divertirsi per una situazione comica, una barzelletta, una bonaria presa in giro, ridere e far ridere, oltre a migliorare l’umore

  • attiva la circolazione del sangue,
  • tonifica il battito del cuore,
  • dilata i polmoni,
  • libera endorfine che stimolano nel cervello i centri del piacere.

Per questo, la terapia del sorriso attenua la percezione del dolore, funzionando come un anestetico naturale. Più in generale, è dimostrato che una visione positiva dell’esistenza potenzia il sistema immunitario, che invece si deprime se ci si lascia trascinare dal pessimismo.


Secondo alcuni studiosi tutti nasciamo con una tendenza verso il gioco e il divertimento in genere. Quando si diventa adulti, purtroppo, questa naturale inclinazione viene spesso sostituita dall’ansia, dalla depressione e dalla paura, anche se i nuovi umori non riescono, fortunatamente, a schiacciare completamente il nostro cosiddetto “potenziale creativo”. Ridere cambia l’atteggiamento mentale.

La mappa che ognuno, attraverso traumi e dolori si è formata nella mente, attraverso il riso e la positività muta colore, dimensione, suono.

Una risata può avere lo stesso effetto di un antidolorifico: entrambi agiscono sul sistema nervoso anestetizzandolo e convincendo il paziente che il dolore non ci sia.

Ecco perché la figura dei clown negli ospedali è diventata così indispensabile.

Il suo intervento spalanca le porte di un magico mondo dentro il quale il bambino, ma anche il paziente adulto, crea un distacco dal proprio corpo e dalla malattia, aiutandolo a reagire contro la sofferenza.

 

Ambasciatori di allegria

La dizione “pagliaccio”, che viene spesso utilizzato come insulto, nasconde un mondo inaspettato, persino terapeutico. Fatica, costanza, duro allenamento, tanta dedizione e un lungo percorso di preparazione si celano dietro i sorrisi, gli sketch e le battute dei clown, soprattutto per quelli che si dedicano alla clownterapia.

 

Ma chi si nasconde dietro il “naso rosso”?

Sono Clown-professionisti, Clown-volontari, operatori sociali, insegnanti, personale medico e paramedico, educatori, ecc.

Il segreto è che, dietro ad un naso rosso, si nascondono persone normali con tanta voglia di aiutare il prossimo.

Il Clown opera da solo o in compagnia e ha il compito di trasformare reparti o camere d’ospedale rendendoli luoghi in cui regna l’allegria, inoltre deve provare ad instaurare un rapporto di fiducia con l’altra persona in modo tale da far scordare la sua permanenza in ospedale; è una creatura che sogna e attraverso la sua visione del mondo, dà libertà a chi lo guarda, è la parte più impacciata e più piccola di ciascuno di noi, quella che cerchiamo di tenere nascosta agli altri e che molte volte ci fa sentire ridicoli.

Grazie alle loro doti di improvvisazione, i clown si adattano ad ogni circostanza: una camera di ospedale, una zona pre-operatoria o un centro di riabilitazione. In questo modo sono sempre in grado di rispettare le esigenze dei bambini e dei loro genitori.

Una canzone d’amore, un semplice saluto o un vero e proprio spettacolo con scenografia: il giorno di visita dei Dottor Sorriso diventa un momento di serenità e di allegria per tutto il reparto ospedaliero.

Essere clown si nasce, non si diventa. Basta solo scoprirlo e tirarlo fuori.

il clown incarna quel bambino che vive in ognuno di noi

Clown bambino

Egli è e vuole essere un bambino:il modo di parlare, di relazionarsi con chi incontra e molte volte lo stesso modo di vestire lo fanno apparire come tale, libero e un po’ monello. Lui stesso chiede di essere accolto, per un breve momento, nella loro vita per sconvolgerla un pochino, o almeno provarci.

E’ così che il bambino clown impara a giocare con attenzione e cura senza perdere la sua gioiosità e follia che ha dentro. Questo perché, per lui, l’attenzione non deve essere su se stesso, ma sull’altro: i suoi giochi, i suoi dialoghi sono adattati in funzione di chi gli sta di fronte: non sono gli altri che devono adattarsi a lui, ma lui a loro e alla situazione trova, cerca di far riemergere il bambino anche in chi incontra con il gioco, la battuta. Un vero clown è colui che sa ridere e piangere di se stesso, che riesce a recitare se stesso, che scoprendo i suoi lati deboli e le sue imperfezioni, riesce a metterli in ridicolo e a mostrarli agli altri.

 

Identikit di un Clown

  • donatore di amore gratuito,
  • è un amico, un confidente, un compagno di viaggio
  • è creativo, ha fantasia e capacità di inventare,
  • manda via la noia con la gioia,
  • è curioso, si meraviglia della vita e delle cose,
  • è ottimista con costanza e semplicità,
  • sa mettersi in gioco e rendere ironici i suoi difetti.

 

La clownterapia come relazione di aiuto

Quando si parla di relazione d’aiuto intendiamo un atto programmato che ha come finalità quella di riabilitare attraverso il cambiamento e cioè al cambiamento della visione che si ha di se stessi e alla percezione.

Durante questo cambiamento bisogna lasciare spazio all’errore in quanto, durante il cambiamento, interviene l’ansia per paura di sbagliare che fa in modo che si differenzino i percorsi.

Durante la relazione si deve far in modo che nella parte che riguarda il coinvolgimento ci sia una giusta distanza e cautela. Nella relazione la figura dell’operatore può avere la funzione di contenitore del disagio, del facilitatore della comunicazione e di ponte.

Secondo Carl Rogers, affinché una relazione d’aiuto sia efficace ed abbia un esito positivo tanto da ottenere un cambiamento, è necessario che vi siamo tre qualità:

  • l’empatia, cioè la capacità di sperimentare il mondo dell’altro come fosse il proprio
  • il calore, ossia l’accettazione incondizionata dell’altro per quello che è, per la sua unicità
  • la genuinità, ossia la capacità di aprirsi spontaneamente nella comunicazione con la persona così da essere sempre trasparente nell’esprimersi.

Egli sostiene che bisogna essere capaci di entrare in un rapporto personale e soggettivo con l’altro.

 

Una terapia utile esclusivamente ai bambini?

Assolutamente no. I Clown del sorriso, attraverso giochi, tanta simpatia, ascolto, portano serenità anche tra gli anziani.

Le aree in cui la clownterapia può essere utilizzata sono varie, tra queste: ospedali, case di risposo per anziani, comunità terapeutiche, comunità psichiatriche, centri diurni e comunità per disabili fisici e psichici, case famiglia, scuole, carceri, ecc.

 

Concludendo…

L’uomo, ha bisogno di ridere e per questo è continuamente alla ricerca del positivo.

Sarebbe bello e importante che tutti ne fossero consapevoli e coltivassero il giusto spazio nella loro vita capendo che il ridere è una cosa veramente seria!

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