Pensare ad una fotografia come nessun altro termine fa comprendere ciò che si intende e quello che succede nella stanza di mediazione, quando ai mediati si presenta il loro “qui ed ora”, la loro storia, le loro emozioni e i loro bisogni.

A volte, guardandosi, ci si rivaluta, si considera l’altro diversamente e si vede il tempo che trascorre inevitabilmente cogliendo il nostro vivere…

A chi di noi non è capitato di stare a guardare e riguardare una fotografia che ci ritraeva, cogliendone aspetti e particolari mai considerati, sia di noi stessi che del contesto che ci circondava e soprattutto di chi ci era accanto in quel momento!?

La metafora della fotografia

La fotografia è la descrizione del momento in cui la si fa.
In essa porta tutta la velocità dei cambiamenti  e allo stesso  tempo è l’istantanea e la profondità del momento.
Ed in più fotografare mi piace come termine che rappresenta la mediazione, poiché in genere il fotografo è il terzo imparziale, il MEDIATORE, che nell’atto di fotografare coglie il momento più importante, con le espressioni più significative.

Il fotografo del sentire

Il mediatore nel ripresentare la fotografia ai mediati permette loro di riguardarsi, di cogliere in loro stessi aspetti che non conoscevano, di dare importanza ad espressioni che non pensavano di avere e di trasmettere all’esterno.
Se si prende in mano una macchina fotografica è perché si avverte quello come un momento tanto importante da non voler dimenticare, momento così importante è anche quello in cui due persone decidono di mettersi in discussione e farsi aiutare a capire cosa sta succedendo.

Niente è più importante del decidere di guardarsi dentro e di considerare la vita stessa!

Hic et Nunc

L’arte del mediare, mediare come fotografare, e cioè specchiare a due persone che vivono un conflitto, il loro hic et nunc, le loro difficoltà, le emozioni, i bisogni più profondi e i particolari del momento che stanno vivendo.
E nella fotografia ci sono loro, insieme e devono guardarsi insieme per vederla, guardare l’altro e il suo dolore, la rabbia, la delusione…

Accorgersi dell’altro…niente è più scontato, niente è inutile, tutto è importante…le espressioni, gli atteggiamenti, i particolari e soprattutto le parole!

La “fotografia del momento-mediazione” consente anche di capire come spesso potrebbe non essere quello il momento giusto per la mediazione, poiché i mediati, o uno di loro, non sono pronti, stanno rielaborando un dolore, potrebbe essere troppo presto, troppo tardi. Solo rispettando il qui e ora si può comprendere.

Dare importanza all’altro, in pieno, senza distrazioni, senza idee e pregiudizi, il mediatore deve farne in prima persona esperienza e aiutare i mediati  a guardare diversamente, reciprocamente, le esigenze dell’altro, i bisogni, i motivi più  profondi che hanno comportato degli atteggiamenti.

Il mediatore fotografa e poi accompagna il mediato consentendogli di riconoscersi e permette ai mediati, che si vedono in foto, di scoprire l’un  l’altro ciò  che  mai si era riuscito ad esprimere!

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.