Storicamente siamo portati ad associare i verbi PROGETTARE, COSTRUIRE a qualcosa che ha a che fare con l’edilizia e con l’ingegneria ma, in quest’era di profondi cambiamenti, è giunto il momento di riconsiderare la nostra posizione.

Gli addetti ai lavori in campo sociale, infatti, sentono sempre più frequentemente parlare di una figura professionale emergente: il progettista degli interventi sociali, il cui campo operativo è la progettazione sociale, appunto, assieme alla programmazione di politiche pubbliche e servizi alle persone.

Il progettista sociale si presenta come un innovatore, il cui obiettivo principale è garantire un miglioramento della qualità della vita e della promozione del benessere di una comunità, destinataria dei suoi interventi.

Il progetto sociale, elaborato dal professionista, consente di rispondere a quelli che sono i bisogni specifici di una comunità, “di interessi (es. le persone con problemi di disabilità), o “geografica” (per es. gli abitanti di un quartiere che necessita di spazi verdi per i più giovani). Questo aspetto della progettazione ricorda molto il COMMUNITY WORK (o lavoro di Comunità), che molti assistenti sociali sono chiamati a svolgere nell’ambito della propria attività professionale, ormai da tempo. Sappiamo, infatti, che oltre al lavoro sul caso e a quello con i gruppi, il lavoro di comunità rappresenta una delle tre possibili modalità di LAVORO SOCIALE.

Per tale ragione, l’assistente sociale sembra essere una delle figure professionali più adatte a svolgere questo tipo di attività, ormai molto richiesta in diversi ambiti.

Ma facciamo chiarezza: cosa fa dunque un progettista, nel dettaglio?

Un progettista partirà dalla individuazione di una comunità, come anticipato, nell’intento di apportare un cambiamento e di rispondere ad un bisogno. Sarà quindi indispensabile prima individuare tali bisogni, attraverso il cosiddetto “profilo di comunità” e, in un secondo momento, tracciare le possibili linee di azione in modo da far partire la fase di progettazione, vera e propria.

Sono necessarie molteplici conoscenze specifiche per ricoprire questo ruolo, poiché la progettazione richiede numerose e variegate attività:

  • Ideare il progetto
  • Pianificare
  • Redigere
  • Monitorare
  • Effettuare valutazione e verifiche finali.

Un progetto solitamente si compone di una parte creativa e una parte tecnica.

La prima, consente di dare libero sfogo alla creatività del professionista: innovazione, brainstorming, originalità, sono gli elementi chiave per elaborare un progetto all’avanguardia, in grado di apportare migliorie ai destinatari/beneficiari dell’intervento.

La seconda, richiede conoscenze specifiche in materia di legislazione locale, sociale, canali di finanziamento che sostengano il progetto stesso e rendicontazione. 

Generalmente, infatti, il progetto viene elaborato in risposta a bandi, avvisi pubblici, gare, call for proposal di enti erogatori pubblici o privati nazionali e ormai anche internazionali, dato il cospicuo bacino di fondi europei utilizzabili per interventi di questo tipo.

Dunque, il progettista dovrà essere in grado di elaborare non solo il progetto, ma anche un piano economico preventivo da allegare allo stesso, adempiere alle questioni amministrative legate alla fase di approvazione e all’avvio, rendicontare, come anticipato, all’autorità sostenitrice del progetto, tutte le voci di costo, la correlazione tra entrate e uscite, oltre che alla quantificazione delle risorse umane e strumentali necessarie per la realizzazione.

È implicito, infatti, che la gestione completa del progetto non sia interamente a carico del singolo professionista, ma richieda un attento lavoro di squadra che coinvolga diverse professionalità tecniche.

Per l’elaborazione di progetti finanziati a livello europeo, la conoscenza dell’inglese, sia scritta che parlata, è dunque un must.

Flessibilità oraria, lavoro in équipe, problem solving e adeguata gestione dei carichi di lavoro, sono ingredienti fondamentali per questo genere di attività.

Qual è il percorso formativo più adatto?

Sicuramente una laurea in scienze del servizio sociale, statistica, sociologia costituisce un percorso preferenziale, poiché, come anticipato, agevola la delineazione del profilo di comunità, su cui vogliamo intervenire.

È, comunque, un’attività trasversale a più professionalità.

Purtuttavia, non essendoci ancora stato il riconoscimento ufficiale della professione né tantomeno l’istituzione di un albo professionale, le competenze in materia possono essere acquisite in diversi modi.

Esistono corsi di formazione ad hoc, somministrati anche in modalità FAD, master in europrogettazione, innovazione sociale, sviluppo del territorio, sociologia delle politiche urbane, che solitamente prevedono moduli dedicati al progect cycle management e allo studio dei canali di finanziamento e raccolta fondi (cd. Fundraising).

La maggior parte dei corsi di formazione è promossa da organizzazioni del terzo settore con cui il professionista può, acquisite le competenze, avviare delle collaborazioni.

E qui veniamo al punto successivo:

In quale contesto lavorativo si inserisce il progettista?

Gli sbocchi professionali e le modalità di espletamento di tale attività sono molteplici.

Il progettista può lavorare come libero professionista o in regime di lavoratore dipendente.

Infatti, potrà prestare la propria attività come consulente al servizio delle pubbliche amministrazioni, sia in autonomia che per conto di una società di consulenza, collaborare con organizzazioni di volontariato che offrono servizi di natura socio assistenziale, culturale e sociosanitaria.

Sono sempre più numerose infatti, le ODV e le fondazioni che richiedono la presenza di un progettista nel loro staff e diversi sono i portali su cui poter consultare le posizioni aperte, non solo sul territorio nazionale, ma anche per interessanti progetti a carattere internazionale.

Frequentemente, inoltre, le stesse Pubbliche Amministrazioni elaborano short list o bandi di concorso per l’assunzione diretta del professionista, sempre più utile per le autonomie locali.

In questi casi sarà necessario, allora, consultare la Gazzetta ufficiale, i bollettini regionali o i siti delle singole amministrazioni locali.

Per quanti vogliano approfondire la conoscenza di questa nuova interessante attività, esistono numerosi testi sull’argomento disponibili online e nelle più note librerie.

Inoltre, numerose informazioni sono reperibili sul sito dell’ASSOCIAZIONE ITALIANA PROGETTISTI SOCIALI (http://www.progettistisociali.eu/).

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