“Non c’è felicità senza pace e non c’è pace senza giustizia”.
-Jacqueline Morineau-

Parlando di mediazione penale occorre specificare come tale fenomeno trovi una sua collocazione all’interno del paradigma di “giustizia riparativa” (Restorative Justice) che, sviluppatosi negli Stati Uniti intorno agli anni ‘50-‘60, si contrappone al modello di “giustizia retributiva”.

Giustizie a confronto

L’obiettivo principale della giustizia retributiva è che “La pena deve apparire proporzionale all’intensità della colpa e tendere a una funzione preventiva dalla commissione di reati e di protezione della società”; nella giustizia riparativa, invece, l’obiettivo principale è quello di “rimuovere il danno e di attenuare la sofferenza che l’azione delittuosa provoca in varia misura alle vittime”.

Restorative Justice

La giustizia riparativa si propone

  • di affrontare gli effetti che derivano dalla commissione di un reato, includendo la riparazione materiale del danno,
  • l’attenzione ai bisogni emotivi della vittima,
  • la gestione dei conflitti fra vittima e reo,
  • gestione del conflitto tra le rispettive famiglie e comunità di appartenenza.

Il modello retributivo privilegia l’elemento punitivo, quello riparativo focalizza l’attenzione sulla relazione tra le parti e la ricostruzione della stessa.

Ciò può essere reso possibile tramite un intervento di mediazione; d’altra parte la stessa etimologia del termine “mediare”, aprire nel mezzo, rimanda alla possibilità che le due parti in conflitto possano riallacciare la comunicazione relazionale interrotta dal conflitto stesso.

Mediazione reo – vittima

La mediazione reo-vittima, istituto cardine di tutto l’impianto della giustizia ripartiva è
definita come un “processo, il più delle volte formale, con il quale un terzo neutro
tenta, mediante scambi fra le parti, di permettere loro di confrontare i propri punti di
vista e di cercare con il suo aiuto una soluzione al conflitto che le oppone”.

I partecipanti, quindi, con l’ausilio di un mediatore, sono aiutati a comprendere
l’origine del conflitto, a confrontare i propri punti di vista, e a trovare nuove soluzioni
sotto forma di riparazione “simbolica” prima ancora che “materiale”.
La gestione dei conflitti promossa dalle pratiche di mediazione rappresenta una
grande novità che conferisce agli stessi protagonisti potere e responsabilità di
assumere decisioni in ordine allo scontro che li oppone.

Si tratta di un modello di giustizia che predilige soluzioni “interne” in cui alle parti
viene restituita la potestà di governare la controversia, sia pure con l’aiuto di un
mediatore, al fine di favorire forme di partecipazione e di responsabilizzazione
diverse rispetto a quelle tradizionali, basate principalmente sulla delega nella ricerca
e nell’individuazione della soluzione.

Il reo

Da un punto di vista prettamente filosofico, la logica sottostante al processo di
mediazione è quella di considerare il reo non come colpevole di un reato volto ai
danni della vittima, ma in un’ottica di relazione di cui il reo e la vittima fanno parte. Viene, quindi, valorizzato l’aspetto relazionale del conflitto nascente dal reato con l’obiettivo di affrontarlo in modo costruttivo, attraverso l’utilizzo di strumenti che consentono al reo e alla vittima di gestire direttamente la controversia in questione.

La vittima

In mediazione la vittima ha la possibilità di

  • comprendere il comportamento del reo e il suo movente,
  • l’esperienza del suo pentimento,
  • una riparazione soddisfacente.

la conciliazione

Ciò che caratterizza l’essenza della mediazione penale e della giustizia riparativa è la riconciliazione tra la vittima e l’autore del reato e la riparazione diretta di eventuali danni subiti dalle vittime.

Si tratta di due obiettivi di grande spessore, adottati e condivisi in Europa, Stati Uniti e Australia, che propongono una rilettura della relazione autore-vittima del reato non in termini conflittuali ma secondo una logica consensuale-compensativa.

Ciò può essere compreso se pensiamo al reo e alla vittima come facenti parte di un unico
sistema, e che la mediazione debba agire sulle conseguenze del reato stesso.

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