Ogni bambino è speciale.

I bambini sono come le farfalle nel vento. Alcuni possono volare più di altri, ma ciascuno vola nel modo migliore che gli è possibile.

Perché, quindi, fare dei paragoni?

Ognuno è diverso, ognuno è speciale, ognuno è bello e unico!

Oggi un numero consistente di alunni presenta problemi di apprendimento e questi condizionano in maniera pesante il rendimento, diventando spesso vere e proprie cause di un disadattamento scolastico.  

Affidandoci a dei dati più precisi si stima che uno studente italiano su cinque durante la sua carriera scolastica, un momento di particolare difficoltà che, provocando rallentamenti nei processi di apprendimento, richiede interventi individualizzati da parte di esperti.

I bambini della scuola dell’infanzia possono presentare sicuramente problematiche di varia natura, anche se questi possono non incidere in termini di difficoltà dell’apprendimento scolastico.

 

Disturbi specifici dell’apprendimento: i DSA

cosa sono i DSA?

Con l’acronimo DSA intendiamo “un’alterazione dello stato fisiologico e psicologico dell’organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo”.

Ne fanno parte tutti quei disturbi specifici dell’apprendimento di natura endogena.

I DSA riguardano una grossa fetta della popolazione scolastica anche se spesso vengono confusi con difficoltà dell’apprendimento dovute a cause ambientali. Ecco perché bisogna intendere per DSA soltanto quei disturbi di natura intrinseca alla persona e al suo sistema cognitivo.

Questi possono diversificarsi in base a quale dominio del sistema cognitivo viene interessato.

 

Ma quali sono nel dettaglio i disturbi specifici dell’apprendimento?

Nel mondo della scuola italiana per una definizione completa dei DSA è opportuno riferirsi alla Legge 170 emanata il 10 ottobre 2010.

Nell’articolo 1 si afferma che:

“La presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati DSA, che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana.”

legge 170 del 2010

Ai fini della Legge i disturbi sono così intesi:

  • Dislessia: disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura.
  • Disgrafia: disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica.
  • Disortografia: disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica.
  • Discalculia: disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri.

 

La diagnosi

Quando si ha l’impressione che un bambino abbia delle difficoltà nell’apprendimento, bisogna  rivolgersi al pediatra e agli insegnanti per valutare le eventuali difficoltà.

Riconosciuta la difficoltà, è necessario rivolgersi al Servizio Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva, o all’Unità operativa di Neuropsichiatria Infantile.

La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti mediante specifici test in linea con le indicazioni della Consensus Conference, del Panel di Aggiornamento e Revisione dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

Cos’ è la diagnosi di un DSA?

In seguito ad un sospetto di DSA, al bambino vengono somministrati test per valutare:

  • Intelligenza,
  • Capacità di scrittura,
  • Capacità di lettura,
  • Comprensione del testo,
  • Capacità di calcolo.

Eseguiti i test, lo specialista redige una relazione contenente i risultati e quindi, il disturbo specifico dell’apprendimento individuato e le strategie da adottare.

 

Quando può essere fatta la diagnosi di un DSA?

La diagnosi di dislessia, disortografia e disgrafia può essere fatta alla fine della seconda elementare, mentre quella di discalculia alla fine della terza elementare.

Fare una diagnosi in tempi non giusti, può portare ad una alterazione dei risultati del test.

 

Come facciamo a riconoscere un soggetto con disturbo specifico dell’apprendimento?

due bambine che scrivono

Innanzitutto dobbiamo concentrarci sull’ambiente scolastico, questo primo fra tutti deputato ai processi dell’apprendimento.

Gli  insegnanti sono quelle figure sensibili che entrano a stretto contatto con le difficoltà dello studente.

Infatti, devono essere in grado di graduare le difficoltà che presenta il bambino, rispettando i suoi tempi di apprendimento e coinvolgendo tutti gli altri componenti della classe senza creare rapporti viziati e di preferenza.

Il soggetto con DSA potrebbe presentare alcune o molte di queste specificità qui di seguito descritte:

  • distanza dal testo e postura particolare nella lettura;
  • perdita della riga o salto della parola in lettura;
  • utilizzo non armonioso dello spazio del foglio;
  • omissione delle maiuscole;
  • sostituzione di numeri o lettere specie nello stampato minuscolo;
  • lentezza nel dettato;
  • inadeguata padronanza fonologica, specie nella distinzione dei suoni simili e nella pronuncia dei suoni difficili.

Potrebbe, inoltre, provare difficoltà a:

  • copiare dalla lavagna;
  • prestare attenzione anche per poco tempo;
  • leggere l’ora dall’orologio;
  • utilizzare le doppie e la punteggiatura correttamente;
  • ricordare l’ordine alfabetico;
  • imparare le tabelline;
  • memorizzare le formule aritmetiche o termini specifici;
  • ricordare date o elementi geografici.

I disturbi specifici dell’apprendimento generalmente hanno un altro grado di comorbilità, ovvero di coesistenza di più disturbi nella stessa persona.

 

Il ruolo della famiglia

bambino che legge con una ragazza

Le Linee guida responsabilizzano le famiglia circa il loro ruolo in relazione alla Scuola e ai Servizi.

I genitori, una volta deciso di far valutare ad un esperto il proprio figlio, hanno il diritto di consegnare o meno la diagnosi alla scuola.

Se questo avviene, dovranno partecipare attivamente alla condivisione dei percorsi individualizzati o personalizzati previsti secondo la Legge 170 e formalizzate nel PDP. Viene inoltre suggerito ai genitori di sostenere la motivazione e l’impegno del proprio figlio nel lavoro didattico a scuola e a casa.

Alla famiglia è chiesto un aiuto nella verifica dei compiti e del materiale scolastico da portare a scuola con l’obiettivo di rendere autonomo lo studente. Le scuole per favorire un proficuo e sereno rapporto con le famiglie, avranno il compito di predisporre incontri a cadenza mensile o bimestrale allo scopo di condividere e coordinare gli interventi educativi attivati.

 

Il mediatore didattico: quali sono i suoi interventi?

Gli interventi più efficaci che il mediatore didattico deve attuare al fine di aiutare ed agevolare il soggetto con DSA sono di due tipi:

  • misure compensative: favoriscono l’utilizzo di strumenti che permettono di compensare la debolezza funzionale derivante dal disturbo, facilitando l’esecuzione dei compiti automatici compromessi dal disturbo specifico. L’obiettivo principale è rendere autonomo lo studente con DSA, non costituiscono né una facilitazione, in quanto non rendono meno oneroso lo studio delle rispettive materie, né un vantaggio, in quanto non pongono chi ne fa uso in una posizione privilegiata rispetto agli altri. Sono strumenti compensativi la calcolatrice, la tavola pitagorica, i software per la lettura e per la scrittura, i formulari.
  • misure dispensative: devono essere indicate nel Piano Didattico Personalizzato e consentono allo studente con DSA di svolgere, con alcuni accorgimenti o addirittura evitare completamente di svolgere, alcune prestazioni particolarmente difficili a causa del proprio specifico DSA. Le misure dispensative possono essere: essere dispensati dalla scrittura in corsivo; dispensa dal copiare e dal prendere appunti; essere dispensati dalla lingua straniera scritta; interrogazioni programmate; essere dispensati dalle verifiche scritte.

Insieme rappresentano il cuore dell’intervento in  quanto permetterebbero di sviluppare, quanto più possibile, le potenzialità del soggetto oltre a promuoverlo e a motivarne le capacità.

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