Ripercorrendo le principali tappe della giustizia riparativa in ambito minorile, il processo penale minorile è stato innovato dall’introduzione del DPR 448/88 – Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni.

Persone al centro

L’innovazione sta nel vedere al centro la persona minorenne prevedendo una possibile riabilitazione perseguita all’interno del processo penale. Vengono promosse la rieducazione e la ri-socializzazione e, a tal fine, non va solo indagato il fatto–reato, ma vanno studiati anche tutti i contesti in cui il minore è inserito, le sue risorse, al fine di attivare tutti gli strumenti non solo per l’accertamento della responsabilità, ma per il recupero del minore stesso.
A questo scopo, vengono attivati i cosiddetti percorsi para–processuali ed endo–processuali che sono tipici solo del processo penale minorile.
Uno strumento di grande innovazione viene ravvisato nella mediazione penale.

La mediazione penale

La mediazione costituisce un processo teso al raggiungimento di una evoluzione positiva della situazione conflittuale attraverso l’apertura di canali di comunicazione bloccati o inesistenti. Inoltre, costituisce un canale attraverso cui una terza persona non coinvolta nella relazione media tra due parti e permette loro di confrontare i rispettivi punti di vista al fine di cercare una soluzione condivisa.

La mediazione penale si colloca al centro di alcuni fattori: da una parte la crisi della
socializzazione che sta caratterizzando gli ultimi anni, in cui le persone, e soprattutto i giovani, incontrano grosse difficoltà nel confronto e nel dirimere i conflitti, e dall’altra una progressiva svalutazione del ruolo di vittima che, negli ultimi decenni, ha
subito un progressivo, anche se irregolare, declino, registrando quindi una svalutazione.

La mediazione quindi si propone di esaminare la questione del fatto illecito da un punto di vista costruttivo, esaltando il dialogo e la comprensione dell’accaduto e del punto
di vista dell’altro, e dando voce alla vittima che, in tal modo, non vedrà sminuita la sua posizione e potrà essere riconosciuta nella sua sofferenza, nel suo dolore…

E’ uno strumento alternativo che non ha la presunzione di sostituirsi alla giustizia tradizionale e men che meno può farlo per qualunque tipo di reato.

Relazione Reo – Vittima

Durante la mediazione il reato non è letto come illecito da punire, ma è analizzato nella sua forma relazionale: il reo viene messo prima di tutto in condizione di comprendere le conseguenze materiali e morali di ciò che ha fatto, per poi giungere a lavorare su un piano di responsabilizzazione, mentre la vittima ha la possibilità di comprendere le motivazioni che hanno spinto il minore a commettere il fatto illecito.

I risultati positivi a cui si può giungere sono principalmente di due tipi: si può arrivare a una conciliazione o a una riparazione, intendendo con la prima un risultato morale,
e con la seconda un risultato più materiale basato su un risarcimento monetario o tramite lavori di pubblica utilità a favore della vittima o dell’intera collettività.

Bisogna sottolineare che i risultati possono essere raggiunti entrambi, ma spesso si può avere riparazione senza conciliazione e viceversa. Occorre che il mediatore valuti ciò che il reo è in grado di fare e quello che la vittima è in grado di accettare.

Per quanto riguarda specificatamente il processo penale minorile uno degli obiettivi principali che ci si pone è, ove possibile, di evitare al ragazzo un processo formale. Ma
le norme vigenti prevedono esplicitamente la possibilità per il giudice di sospendere il processo per favorire il tentativo di mediazione. Dunque, tale sospensione non può essere disposta antecedentemente alla prima udienza preliminare, precludendo così di evitare al minore un processo formale.

Prassi operative

Lo stato normativo attuale non sembra essere sufficiente a garantire una omogeneità operativa sotto il profilo metodologico e professionale. A ciò consegue, inevitabilmente,
la presenza sul territorio di strutture che operano in modo diversificato, apportando contributi diversi e non permettendo di sfruttare al meglio l’esperienza della
mediazione in un contesto para–processuale.

Negli altri ordinamenti europei la mediazione si è dimostrata una risorsa fondamentale e largamente sperimentata e utilizzata, mentre il nostro ordinamento non la
colloca con precisione all’interno del sistema giuridico. E’ indubbio, infatti, che se si vuole dare alla mediazione una valenza peculiare, non si può prescindere dal regolamentarne le
modalità di interazione con il sistema di giustizia penale formale.

Il rischio in tutto ciò è che la mediazione venga poi vista come un mero strumento della giustizia formale stessa, facendole perdere le fondamentali funzioni di socializzazione,
rieducazione e riabilitazione che le sono proprie, snaturandone la natura stessa.

 

 

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