L’avvocato è mediatore di diritto!!!

Ebbene sì.

Questa è la dura realtà con la quale un mediatore familiare deve scontrarsi ogni giorno o meglio, ogni qualvolta parli di mediazione familiare ad un avvocato!

Questa è la risposta che l’avvocato darà: “Noi avvocati siamo mediatori di diritto! A cosa serve la mediazione familiare? Una coppia che ha intenzione di separarsi non cambia idea!”.

Io sono un avvocato

Io per prima, da avvocato (avvocato atipico a questo punto), quotidianamente ricevo questo tipo di risposte, a volte date anche con tono piuttosto stizzito e con una certa aria di sufficienza. Colpa della dilagante ignoranza in materia (intesa come disinformazione) e colpa anche, bisogna ammetterlo, del panorama normativo italiano assai scarno e contraddittorio in tema di mediazione familiare.

Un ripasso normativo

  • Art. 155 sexies c.c. (abrogato, ma poi sostanzialmente trasfuso nel nuovo art. 337 octies c.c., ex art. 106 d.lgs. n. 154 del 2013) che, al secondo comma, recitava espressamente “qualora ne ravvisi l’opportunità il Giudice sentite le parti ed ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli”.

Nonostante i buoni propositi del legislatore il quale, con la succitata norma, ha introdotto un nuovo potere discrezionale del Giudice, in realtà non ha introdotto il concetto di mediazione familiare in maniera chiara ed esplicita, la norma parla infatti di “esperti” e non di mediatori familiari.

  • Legge n. 285 del 28 agosto 1997, recante “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e adolescenza”, il cui art. 4.1 riconosce i servizi di mediazione familiare e di consulenza per le famiglie e per i minori come servizi di sostegno e superamento delle difficoltà relazionali.
  • Legge n. 154 del 4 aprile 2001 in materia di ordini di protezione contro gli abusi familiari che, come noto, ha novellato il codice civile, inserendo gli artt. 342 bis e 342 ter ed ha introdotto gli artt. 736 bis c.p.c. e 282 bis c.p.p.
  • Legge n. 54 del 2006 in materia di affidamento condiviso, che si è però rivelata un intervento normativo tanto alquanto criticato, a cominciare dal linguaggio improprio, in quanto le espressioni “tentare” e “raggiungere un accordo” si addicono più alla conciliazione che alla mediazione.

La mediazione secondo gli avvocati

Tornando al punto di vista dell’avvocato in materia, come già ho premesso nelle primissime righe di questo articolo, ci troviamo di fronte ad una certa diffidenza nei confronti della mediazione familiare.

Non è da dimenticare che con l’introduzione della mediazione obbligatoria per la stragrande maggioranza delle materie previste dal codice civile, il contenzioso è notevolmente diminuito e con esso, anche il lavoro per gli avvocati.

Immaginate se dovesse essere introdotta la mediazione familiare come obbligatoria in materia di separazione, divorzio e conflitti in materia di diritti di famiglia in generale…che ne sarebbe del lavoro dell’avvocato?

Rimedio e/o soluzione

In realtà, i principi del foro sottovalutano come la mediazione familiare sia uno strumento che faciliterebbe la comunicazione tra i configgenti e il raggiungimento di accordi in tempi brevissimi, eliminando le lungaggini processuali di cui tanto ci si lamenta.

La mediazione familiare non è uno strumento volto alla riappacificazione dei configgenti, ma è volta piuttosto al raggiungimento (o comunque al tentativo) di accordi che tutelino soprattutto gli interessi della prole.

Quanto sarebbe più facile arrivare in udienza con un livello di rabbia e di conflitto ridotto? Quanto sarebbe più “comodo” omologare gli accordi in sede di udienza Presidenziale?

Una nuova presa di coscienza

Io per prima, come avvocato, mi auguro che si giunga al più presto ad una definizione del ruolo professionale del mediatore familiare, nonché a rendere la mediazione de qua “passaggio obbligatorio” prima dell’instaurazione del giudizio che sia di separazione o di divorzio.

Per fortuna, negli ultimi anni, i progressi nel panorama italiano sono apparsi evidenti e il dibattito in materia è strettamente collegato ad una serie di tematiche quali la sensibilizzazione degli operatori del diritto alla cultura della mediazione; la formazione e la specializzazione dei magistrati e degli avvocati, nonché di tutti coloro che, a vario titolo, si occupano della crisi familiare.

 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.