Chi sono i caregiver?

Negli ultimi anni, nel campo del servizio sociale è entrato a far parte della terminologia la parola caregiver, per indicare coloro che si prendono cura e forniscono assistenza a una persona disabile, anziana o affetta da patologie mentali. A tale parola, spesso, si associa il termine “familiare” per distinguere chi svolge questo compito in modo del tutto gratuito da chi, invece, svolgendo tale mansione viene retribuito, come ad esempio le badanti.

I caregiver familiari possono essere: i coniugi, i figli adulti, i genitori, ma anche fratelli, generi, nuore, cognati, vicini di casa o semplicemente un amico. Il caregiver non presta la sua assistenza in modo sporadico, ma lo fa in modo continuativo e con un alto grado di coinvolgimento. Dal Rapporto Annuale Istat del 2018 emerge che la percentuale dei caregiver è in aumento, tanto che è salita da 22,8% del 1998 al 33,1 % del 2016, ovvero quasi dieci punti in più percentuali. Inoltre, emerge che a prestare assistenza sono per lo più le donne.

Di cosa si occupano?

Prima di comprendere quali sono le mansioni dei caregiver è bene precisare che i caregiver impegnati nel sostegno e nella cura di una persona possono essere multipli oppure singoli. Se siamo in presenza di più caregiver sarà certamente necessario individuare un caregiver principale come punto di riferimento, mentre se siamo in presenza di un caregiver unico già a primo colpo è facile comprendere che tutto l’impegno legato alla sua mansione cadrà unicamente sulle sue spalle.

Dopo aver applicato questa distinzione, possiamo ricercare quelle che sono le principali azioni che svolge un caregiver nei confronti della persona di cui si prende cura. Innanzitutto il caregiver si occupa di prestare assistenza fisica e sanitaria alla persona, per esempio può dover aiutare la persona a lavarsi o si occupa della somministrazione dei farmaci; si occupa della gestione della casa, quindi può dover cucinare, lavare e stirare gli indumenti, piuttosto che pagare le bollette; si occupa poi di controllare e monitorare la persona di cui si occupa.

Inoltre, rientrano nei compiti di un caregiver, il sostegno emotivo e l’ascolto interessato della persona. Insomma, i caregiver in qualche modo sopperiscono alle disfunzioni del sistema Welfare andando a creare un vero e proprio welfare domestico.

Di cosa hanno bisogno i caregiver?

Dopo aver elencato i principali compiti di un caregiver, vanno analizzati gli elementi che influiscono negativamente sul lavoro di cura e quelli che sono i bisogni principali della persona che svolge tale lavoro. In primis, va detto che spesso chi si occupa di fornire assistenza ad un familiare in modo continuativo deve abbandonare gli studi o abbandonare il proprio lavoro. Questo perché il carico sarebbe eccessivo e anche perché gli orari di studio e/o lavoro con gli orari del lavoro di assistenza sono inconciliabili.

Da qui s’intuisce che il primo fattore negativo è il fatto di dover sacrificare il proprio tempo per dedicarlo all’altro.  Altro fattore negativo è lo stress che dipende dal fatto che il più delle volte il caregiver non solo deve occuparsi del suo “paziente”, ma deve prendersi cura anche della sua famiglia. Da qui deriva anche l’altro fattore negativo, ovvero un eccessivo sforzo fisico che ricade inevitabilmente sull’equilibrio psico-fisico.

Inoltre, va detto che il caregiver spesso si trova ad accudire una persona affetta da una malattia di cui non conosce i sintomi, le implicazioni. Tutti questi fattori negativi andrebbero sopperiti.
Quindi, se dovessimo elencare quali sono i principali bisogni di un caregiver andrebbero elencati: il bisogno di godere di qualche ora da poter dedicare a sé; il bisogno di coltivare i propri sogni, le proprie passioni, di riuscire a conciliare lavoro e lavoro di cura; il bisogno di essere ascoltato, compreso e sostenuto; il bisogno di conoscenza, di informazione riguardo la patologia, le implicazioni, i tempi di riabilitazione, piuttosto che dei servizi disponibili e delle pratiche burocratiche da esplicare.
Inoltre, andrebbe elencato un sostegno economico, perché come detto precedentemente le mansioni di cura il più delle volte rendono impossibile lo svolgimento di un lavoro remunerato e quindi il caregiver gode di una condizione economica scarsa.

Bibliografia di riferimento:

M.L. Ranieri, Linee guida e procedure di servizio sociale. Manuale ragionato per lo studio e la consultazione, Erickson, Trento, 2014

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