“I figli sono in mezzo, nel bene e nel male. Quando nella coppia le cose vanno bene, infatti, il figlio è amato anche in quanto incarnazione dell’unione, come simbolo vivente della potenza e della creatività dell’amore”.

Quando la coppia è unita, l’attaccamento del bambino all’altro genitore è visto con favore, perché inserito in una circolarità di
relazioni e sentimenti. Quando il cerchio si spezza il flusso si blocca o inverte la rotta,
le immagini dei genitori di cui il bambino è portatore escono distorte, e il figlio diventa il simbolo del fallimento e della solitudine. Il bambino è in mezzo, ma nel senso più doloroso del termine.

Bambini al centro

L’essere in mezzo al conflitto dei genitori può far vivere ai figli situazioni dolorose in cui i bambini corrono il rischio di essere strumentalizzati per diventare l’arma del genitore.
Nei bambini più piccoli la principale difficoltà, nella separazione dei genitori, sta nel
riuscire a percepire come separato ciò che finora è stato considerato unità inscindibile. La relazione familiare è considerata come uno spazio sacro.

La giustizia nella famiglia opera come dono-dovere paterno che agisce nello scambio
generazionale. Ha una funzione distributiva e una comparativa e lavora allo scopo di
legare tra loro i familiari.
La funzione distributiva, opera in verso verticale dall’alto verso il basso e riguarda ciò che le generazioni precedenti fanno nei confronti di quelle successive, in caso di
ingiustizia queste ultime richiederanno il pagamento del danno o agiranno in perdono; la funzione comparativa, invece, è attuata dai figli nei confronti dei genitori, i figli infatti hanno il compito di confrontare tra ciò che è atteso dal legame, cioè la distribuzione del bene, e ciò che è stato effettivamente consegnato.
La speranza è costituita dalla fiducia e dal desiderio, è un augurio di bene per il
futuro, ed è tradizionalmente un dono-compito distribuito dalla madre.
Con il divorzio viene separata l’unione divina e così persa la fonte che distribuisce i
doni. Per di più i coniugi, impegnati nel difficile compito di gestione ed elaborazione
del divorzio, sono concentrati su se stessi e rischiano di non riuscire a svolgere i loro
compiti distributivi.

Io sono Genitore

A seguito della separazione, importante è la capacità dei genitori di riuscire a mantenere la continuità genitoriale e a gestire il conflitto in modo costruttivo. A seconda di come la coppia gestisce la dinamica triangolare si possono presentare diversi scenari post-separazione.

La coppia dissolta

La fine della coppia, in questo caso, porta all’annullamento di ogni rapporto tra i
partner, di conseguenza un genitore scompare, in genere il padre. La fuga può essere una forma di difesa dal dolore di vedere l’altro o può essere un modo per evitare il perpetuarsi di un conflitto che non trova soluzione. Il rischio per queste situazioni è che si crei un rapporto simbiotico tra il genitore rimasto e il figlio. Il figlio può essere adultizzato, attribuendogli funzioni genitoriali verso i fratelli o addirittura verso il genitore stesso. In queste situazioni il bambino si trova a vivere unaemancipazione precoce e ad assumersi responsabilità troppo grandi per la sua età.

Adesso ci sono io…

“Come se toccasse al bambino farsi carico dei sentimenti materni, incarnarli, interpretarli;
non é più la madre a cogliere i bisogni, i desideri e le paure del bambino, a conferire loro
senso e a restituirglieli interpretati, o appagati, o sdrammatizzati, ma é il bambino che sente – o si vede assegnare, proiettivamente o esplicitamente – il compito di trovare soluzione alle difficoltà della madre”.

Il problema è che i bisogni emotivi degli adulti diventano prioritari rispetto a quelli dei bambini. Dall’infanzia all’adolescenza i genitori rappresentano la base sicura da cui i figli attingono per esplorare il mondo, se i ruoli si invertono è il figlio a diventare la base sicura per il genitore. Questa dinamica perversa non rispetta l’ordine gerarchico tra le generazioni e, oltre ad assegnare al figlio un peso che questo non può reggere, può creare problemi di svincolo, una volta che questo diventa adulto.

 

Scarsa chiarezza

I genitori non sono più coniugi, ma gli ex coniugi non smettono di essere genitori.

Molti padri e madri desiderano conservare lo status quo nonostante la separazione,
mantenendo gli stessi rituali familiari comuni e una pratica condivisa dei rapporti con i figli. La negazione del cambiamento del legame può illudere i figli che i genitori tornino insieme.

 

Modello protettivo

La discontinuità della coppia coniugale e la continuità della coppia genitoriale sono bilanciate.
Vi è un’alleanza contrattuale riguardo all’esercizio della genitorialità, che tuttavia
viene praticata separatamente. La coppia è capace di accordarsi sulla cura e
l’educazione dei figli e vi è chiarezza rispetto ai cambiamenti irreversibili avvenuti
nella coppia. In questo modo viene trasmessa ai figli la sicurezza di poter contare su
entrambi i genitori e diminuisce la sensazione del bambino di sentirsi
strumentalizzato o abbandonato.

I soci arrabbiati

La separazione non viene mai totalmente elaborata e la ex coppia continua ad essere centrale. Il conflitto diventa ambito che separa e connette, infatti la cronicizzazione del conflitto impedisce ai coniugi di separarsi veramente e rischia di coinvolgere anche i figli.

 

 

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