L’assistente sociale, nell’esercizio della sua professione, fa ricorso a diversi strumenti finalizzati alla conoscenza dell’utente e allo sviluppo dell’intervento d’aiuto. Tra questi, particolarmente importante è il colloquio professionale.

Il colloquio è lo strumento principale adottato dai servizi sociali nel rapporto con gli utenti.

Il termine deriva dal latino “colloqui” composto da “cum” e “loqui” che letteralmente si traduce in “parlare con”; infatti è una forma di comunicazione interpersonale complementare guidata dall’assistente sociale per cogliere i bisogni, definire gli obiettivi del cambiamento e sviluppare le varie fasi del processo di aiuto.                 

Nel colloquio professionale, a differenza di qualsiasi altro tipo di comunicazione, non si giudica ma si cerca di comprendere l’altro in modo empatico. In riferimento a questo è importante sottolineare che alla base del colloquio oltre all’empatia troviamo i principi fondamentali del servizio sociale tra cui l’interessamento, la fiducia, il rispetto e l’avalutatività ovvero la capacità di evitare processi discriminativi nei confronti dell’utenza.

Il primo colloquio

Molto importante per l’assistente sociale è il primo colloquio perchè con esso si ha la possibilità di cogliere le motivazioni che hanno portato l’utente a richiedere il processo d’aiuto, si chiariscono gli scopi che si vogliono raggiungere e soprattutto si crea fiducia nell’utente.                                                      

Il colloquio può essere richiesto solo dall’utente?

È importante precisare che il colloquio può essere richiesto non solo dall’utente stesso, ma in alcuni casi dall’assistente sociale o da terzi implicati nella situazione dell’utente.

Le tappe del colloquio

Sono tre le tappe del colloquio: la preparazione, lo svolgimento e la conclusione.

La prima tappa prevista è la preparazione in cui rientra la fase della convocazione. Infatti se non si tratta di un primo colloquio dove l’utente si presenta spontaneamente, bisogna definire chi convocare e come. Inoltre in questa fase è molto importante:

  • Definire gli obiettivi (raccogliere informazioni, analizzare il problema, verificare la situazione…ecc);
  • Individuare le aree da indagare (il rapporto con le famiglie, con i figli, con i genitori…ecc);
  • Individuare le informazioni da dare e da ricercare;
  • Focalizzare gli aspetti relazionali (per fare un punto sull’evoluzione dei fatti);
  • Scegliere l’ambiente in cui svolgere il colloquio;
  • Decidere se coinvolgere o meno altre persone;
  • Definire i tempi;
  • Organizzare e predisporre i supporti (la cartella sociale, l’agenda, la scheda…ecc).

La seconda tappa, quella dello svolgimento, prevede altre quattro fasi:

  • L’accoglienza: è il momento in cui si mette a proprio agio l’utente;
  • L’indagine: è il momento in cui si cerca di capire il problema;
  • Lo sviluppo: è il fulcro del colloquio, in quanto vengono trattati i contenuti e si cerca di definire i soggetti da coinvolgere nel processo di aiuto;
  • La definizione degli obiettivi: è il momento in cui vengono fissati gli obiettivi da raggiungere e si definiscono i compiti.

L’ultima tappa, la conclusione, è molto importante in quanto l’assistente sociale deve riflettere su tutto il colloquio e accertarsi di aver definito il contesto, di aver incoraggiato gli utenti e se ha saputo coinvolgere tutte le persone presenti.

Dopo che il colloquio è terminato, è fondamentale dedicare del tempo alla registrazione, utile all’assistente sociale come supporto metodologico, in quanto vengono trascritti i passaggi più importanti dello svolgimento del colloquio e registrate le proprie impressioni e sensazioni. Molto utilizzata per questo è la cartella sociale.

 

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