Quante volte abbiamo ascoltato affermazioni del tipo “deve marcire in carcere”, “chiudete la cella e buttate le chiavi”. Ma come deve comportarsi l’assistente sociale? Certamente non deve giustificare un comportamento violento, ma deve “andare oltre”. L’assistente sociale segue e sostiene chi delinque durante il processo ma non solo. La parte piú complicata del suo lavoro é riattivare percorsi di crescita e di responsabilizzazione.
Vediamo insieme qual é il ruolo dell’assistente sociale del Ministero della Giustizia. 

Il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunitá

É uno dei quattro Dipartimenti cui è articolato il Ministero della giustizia italiano a seguito del nuovo Regolamento di organizzazione del Ministero della Giustizia (DPCM 15 giugno 2015, n. 84).

Novità di rilievo è l’ampliamento delle competenze del Dipartimento per la giustizia minorile a cui viene assegnata anche l’esecuzione di tutte le misure alternative e le sanzioni sostitutive alla detenzione in carcere.
(Sapevi del concorso pubblico per 250 assistenti sociali al Ministero della Giustizia?)

Il Dipartimento tra MINORI…

Il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, si occupa dei minori e dei giovani adulti sottoposti a misure penali cercando di fronteggiare il fenomeno della devianza minorile attraverso un’azione di prevenzione e recupero.

Sempre in tema di minori, il Dipartimento attua i provvedimenti penali emessi dall’autorità giudiziaria minorile, cura i rapporti tra Stati nei casi di sottrazione internazionale dei minori, si occupa della protezione giuridica dei minori in custodia negli istituti minorili, svolge attività di cooperazione nazionale ed internazionale, cura la prevenzione e il contrasto della devianza minorile con riferimento alla criminalità organizzata, al terrorismo, all’immigrazione clandestina, alla pedofilia ed alla pornografia.

Approfondimento:
-L’assistente sociale e la messa alla prova

…e ADULTI

A seguito della Riforma della Giustizia, gli Uffici di esecuzione penale esterna (UEPE) sono divenuti articolazioni territoriali del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. Questi uffici si occupano di “trattamento socio-educativo” delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, svolgendo il compito di favorire il reinserimento sociale delle persone che hanno subito una condanna definitiva.

Il principale campo di intervento degli UEPE è quello relativo all’esecuzione delle sanzioni penali non detentive e delle misure alternative alla detenzione; elaborano e propongono alla magistratura il programma di trattamento da applicare e ne verificano la corretta esecuzione da parte egli ammessi a tali sanzioni e misure. Inoltre svolgono determinate funzioni assegnate loro dalla legge n. 354/1975.

Al loro interno operano differenti figure professionali tra le quali, assistenti sociali, psicologi, educatori e anche volontari in possesso di adeguata formazione per le attività di reinserimento delle persone in esecuzione penale nel territorio e di messa alla prova. Il compito dell’Assistente Sociale è di riferire sulla rete sociale e familiare del detenuto, evidenziando il rapporto che lo stesso ha con la realtà esterna e la sua eventuale possibilità di interagire con le risorse presenti o attivabili oltre ad effettuare colloqui con i detenuti per eventuali problematiche di natura familiare, economica e legate al mondo esterno.

La funzione rieducativa della pena

La piena concretizzazione del principio rieducativo si realizza con la riforma dell’ordinamento penitenziario, introdotta con la legge n.354 del 26 luglio 1975, che all’articolo 1 ultimo comma recita:

“ Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento e’ attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti.”

Con riferimento al settore della giustizia minorile, l’intera esperienza processuale, deve mirare a realizzare nel soggetto una presa di coscienza capace di attivare e/o riattivare quel processo di crescita e sviluppo che si era arrestato proprio in occasione della commissione del reato. La pena da scontare non é un semplice castigo. Non si può non riconoscere un ruolo determinante alla funzione educativa della pena per i minorenni. Una importante innovazione, infatti, si ha con la riforma del processo penale minorile che ha introdotto l’istituto della sospensione del processo e messa alla prova

Approfondimento:
-Il carcere visto dagli occhi di un assistente sociale

Il ruolo dell’assistente sociale dell’USSM

Interfacciarsi con situazioni problematiche e con la sofferenza dell’altro puó mettere a rischio il lavoro dell’assistente sociale, ma occuparsi dell’altro porta anche a tante soddisfazioni come la buona riusciuta del percorso dell’utente. 

A seguito della richiesta dell’Autorità Giudiziaria la segreteria dell’USSM apre un fascicolo e il caso viene assegnato con un ordine di servizio del direttore all’AS che raccoglie tutte le informazioni.

IL PRIMO COLLOQUIO con il minore avviene a seguito della sua convocazione e in genere avviene in ufficio e possibilmente insieme ai genitori. Lo scopo principale è quello di conoscere il minore e la sua famiglia ma anche quello di descrivere il ruolo del Servizio e l’iter del procedimento penale cercando di creare le premesse per una relazione impostata sulla fiducia. A questo primo colloquio faranno seguito altri incontri sia con il minore sia con la sua famiglia di tipo motivazionale, di sostegno e monitoraggio-verifica, di orientamento e di aggiornamento.

LA VISITA DOMICILIARE è uno strumento di valutazione utile per l’AS con lo scopo di incontrare il minore nel suo ambiente e di interagire con le altre figure di riferimento; anche per monitorare le misure cautelari ed in particolare, la permanenza in casa. L’AS ha la possibilità di osservare cosi la realtà ambientale del minore in particolare le condizioni abitative, le dinamiche familiari e relazionali.

Altro momento fondamentale è IL LAVORO D’ÉQUIPE con altre figure professionali al fine di avere una più ampia visione della situazione del minore. L’elaborazione della progettualità educativa deve ispirarsi ai principi di non interruzione dei processi educativi in atto, minima offensività del processo, rapida fuoriuscita dal circuito penale e residualità della detenzione. L’USSM per poter intervenire in modo adeguato si avvale del lavoro di rete e oltre al coinvolgimento dei Servizi della Giustizia (IPM, Comunità, CPA), collabora con altre istituzioni e in particolare con il terzo settore e con le associazioni di volontariato per lo svolgimento della messa alla prova.  Ha una collaborazione fondamentale anche con i Comuni per uno scambio utile di informazioni sul minore  ed una presa in carico congiunta.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.