Il Modello Francese teorizzato da Jacqueline Morineau si caratterizza per la sua prospettiva umanistica che intende la mediazione come un nuovo spazio creato nella società contemporanea, all’interno del quale è possibile accogliere la sofferenza, le emozioni, il dolore delle parti in conflitto.

La mediazione umanistica

Per riconoscere la sofferenza, secondo la Morineau, è necessario che questa sia
incontrata nella sua dimensione tragica, è per questo motivo che lei accosta la
mediazione alla tragedia greca, perché quest’ultima era stata creata dai greci per
consentire agli spettatori di confrontarsi con la sofferenza dei personaggi.
Lo scopo per cui la Morineau ha sostenuto la pratica della mediazione è di
promuovere una cultura della pace, una cultura di risoluzione pacifica dei conflitti, in
una società che non ha più un posto per accogliere tali conflitti.

Il termine mediazione secondo tale modello fa riferimento alla posizione assunta dal
mediatore, il quale si pone “tra” le due parti in conflitto, al fine di aiutarli a trovare
l’origine del conflitto. Secondo la mediatrice francese, ogni volta che nasce un conflitto, si crea uno spazio, un vuoto che circonda ciascuna delle parti, che impedisce a ciascuna di esse di capire il senso delle parole pronunciate dall’altra parte, nella condizione del conflitto le parti smettono di
comunicare, i loro discorsi sono dei monologhi che non fanno altro che accentuare il senso di solitudine. Fra le parti si crea un muro invalicabile, che lei chiama separazione, e che considera come una delle esperienze più dolorose.

Desideri a confronto

Nel pensiero della Morineau, il conflitto fa parte della vita, non si può eliminare, così
come la violenza essa è destinata a manifestarsi tutte le volte in cui si crea una
situazione di opposizione, quel che conta è che l’uomo abbia la possibilità di
trasformare questa situazione conflittuale, in una dimensione pacifica. Il conflitto nasce quando il desiderio di un soggetto incontra il desiderio di un altro, tale incontro si trasforma in un’opposizione se questi desideri sono inconciliabili.
Il conflitto è regolato dall’ordinamento giuridico nel momento in cui questo si traduce
in una violazione dell’ordine sociale, ma ci sono tanti altri conflitti che non arrivano a
tanto e riguardano i rapporti personali delle parti coinvolte, anche questo tipo di conflitti se non hanno uno spazio in cui poter trovare espressione corrono il rischio di diventare importanti e portare le parti alla violazione delle norme giuridiche.

Ricorso in via preventiva alla mediazione

Proprio per questi tipi di conflitti si rileva molto utile il ricorso alla mediazione in via
preventiva, cioè prima che la situazione conflittuale entri nel circuito giudiziario.

La Morineau ricorda come in epoca antica l’uomo faceva ricorso all’istituzione di sacrifici rituali per liberarsi dalla violenza. Il sacrificio del capro espiatorio serviva a consentire la trascendenza, cioè dava la possibilità di passare dal male al bene.
Nelle società moderne queste istituzioni sono state abolite, ma con la loro abolizione, secondo la Morineau, l’uomo ha perso la possibilità di trascendere, di trasformare il male.
Secondo la fondatrice di tale modello: “La vendetta della società attraverso la retribuzione imposta dal sistema penale circoscrive il disordine senza riuscire a eliminarlo. La punizione non può essere la giusta risposta o la sola risposta alla violenza.”

I greci avevano la capacità di accogliere sia l’ordine sia il disordine creato dall’uomo, invece, nello Stato moderno, la giustizia è diventata soltanto un luogo, dove è fatta la rappresentazione della violenza, essa trova il modo di punire il crimine, ma non consente la riparazione e la redenzione del reo.

Disordine – ordine

Nel pensiero della Morineau il conflitto non è altro che il passaggio da una situazione di ordine a una di disordine, creata dall’incapacità dell’uomo di accettare il disordine di una nuova situazione, tale incapacità impedisce all’uomo di superare la situazione di conflitto.
L’autrice dice: “Il conflitto, indissociabile dalla violenza, è il grido che viene lanciato
affinché il disordine possa ritrovare il suo posto. Il fatto di evitarlo, di sfuggirlo, di
banalizzarlo, ci priva drammaticamente dei frutti che il conflitto ci può offrire. Eraclito
diceva che l’armonia nasce dai contrari. E ciò vale anche per la guerra e la pace,
per l’odio e l’amore.”

La violenza nasce come risposta alla sofferenza individuale, e genera solo una
reazione altrettanto violenta da parte di chi la subisce. La mediazione nasce proprio
come luogo per accogliere il disordine individuale e collettivo. Il momento più
importante nel processo di mediazione è costituito dall’incontro dei due soggetti in
conflitto, in questo incontro le parti hanno la possibilità di esternare tutti i loro
sentimenti, perché questi nel contesto della mediazione riescono a trovare lo spazio
e il tempo per la loro rappresentazione, mediante la ricostruzione di tutte le fasi del
conflitto.

Secondo la Morineau, proporre un luogo in cui la violenza reciproca possa
dirsi e trasformarsi, desiderare la reintegrazione del disordine significa allora
pensare a una vera e propria rivoluzione sociale, dato che si va controcorrente
rispetto allo spirito, agli usi e ai costumi stabiliti. È importante riconoscere che si
tratta di un ribaltamento della relazione che l’uomo ha con la società e con sé
stesso.
Durante la mediazione, i due mediati si trovano in una situazione bloccata, non
riescono a superare il loro conflitto; scopo della mediazione è riattivare la
comunicazione tra i due soggetti e superare la situazione d’impasse.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.