Con la legge n.67 del 2014 é stata introdotta nel nostro ordinamento giuridico la messa alla prova per gli adulti, sino ad ora prevista solamente nel sistema minorile dall’articolo 28 del d.p.r. n.448 del 1988. 

Che cos’è?

Il nuovo istituto della messa alla prova costituisce una nuova causa di estinzione del reato e consiste nella prestazione di condotte volte all’eliminazione di conseguenze dannose derivante dal reato e dove possibile, il risarcimento del danno, nell’affidamento dell’imputato ai servizi sociali ed infine nella prestazione di lavoro di pubblica utilità. Durante la messa alla prova, la prescrizione del reato é sospesa.

Secondo l’articolo 3 della legge n.67 del 2014,

“l’imputato può chiedere la sospensione del processo con messa alla prova nei procedimenti per reati puniti con la sola pena edittale pecunaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecunaria, nonché per i delitti indicati dal comma 2 dell’articolo 550 del codice di procedura penale”.

Non può essere concessa più di una volta e non può applicarsi al soggetto dichiarato delinquente professionale, abituale.

Chi richiede la messa alla prova?

La richiesta può essere proposta dall’imputato o per mezzo del suo difensore fino a che non siano formulate le conclusioni o nel corso del giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento.

Se è stato notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta è formulata entro il termine e con le forme stabilite dall’articolo 458, c1, del c.p.p.. Nel procedimento per decreto, la richiesta è presentata con l’atto di opposizione.

É necessario allegare alla richiesta un dettagliato programma di trattamento elaborato con l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE).

Approfondimento:
-Il lavoro dell’assistente sociale nella Giustizia.

Il compito dell’Ufficio di esecuzione penale esterna

L’ufficio avvia un’indagine socio familiare finalizzata alla predisposizione del programma di trattamento che dovrà contenere indicazioni circa le modalità di coinvolgimento dell’imputato e dei familiari nel processo di reinserimento sociale, le prescrizioni comportamentali, le attività di riparazione o di risarcimento del danno, e il lavoro di pubblica utilità.
L’ufficio concorda il programma con l’imputato e chiede l’adesione degli Enti territoriali coinvolti.
Infine, trasmette al giudice l’indagine socio familiare, il programma di trattamento e la possibilità di svolgere l’attività di mediazione.

Durante la fase di esecuzione della prova, l’UEPE svolge gli interventi necessari con le modalità previste dall’art.72 della legge n. 354/1975 e riferisce al giudice, sull’andamento del programma, sul comportamento tenuto, sulle proposte di modifica e le eventuali trasgressioni che potrebbero determinare la sospensione della prova.

 

Il compito del giudice

Il giudice per decidere sulla concessione della messa alla prova, acquisisce le informazioni necessarie in relazione alle condizioni di vita personale, familiare, sociale ed economica, tramite i servizi sociali e gli organi di polizia.
Se ricorrono le condizioni, stabilisce con ordinanza la durata della prova, le prescrizioni, il termine per l’adempimento delle attività di riparazione e le eventuali integrazioni o modifiche al programma di trattamento redatto dall’ufficio di esecuzione penale esterna.

Nella fase di esecuzione, il giudice riceve dall’UEPE le informazioni sull’andamento del programma, dispone le eventuali modifiche e, se necessario, i provvedimenti di revoca, in caso di grave inosservanza delle prescrizioni.

Estinzione del procedimento

Al termine del periodo di sospensione, il giudice in caso di esito positivo della prova, dichiara con sentenza l’estinzione del reato.
In caso di esito negativo, dispone con ordinanza che la prosecuzione del processo.

Il giudice può revocare anticipatamente la misura, con ripresa del processo, per grave e reiterata trasgressione del programma di trattamento o delle prescrizioni.

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