Il boom di richieste REI ha mandato in tilt i servizi sociali territoriali. Poco personale e tante domande da gestire.
Tuttavia, dopo una prima sperimentazione, sono stati rafforzati i servizi sociali e assunti nuovi assistenti sociali. I Comuni e gli Ambiti territoriali infatti, possono accedere alle risorse del Programma Operativo Nazionale dedicato interamente all’inclusione sociale (PON Inclusione), cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo per garantire adeguate professionalità e attivare misure rivolte ai componenti dei nuclei familiari beneficiari del sostegno economico.

Che cosa significa progettare?

Il Reddito di Inclusione (REI), misura nazionale di contrasto alla povertà, si compone di due parti: un beneficio economico, erogato mensilmente attraverso una carta di pagamento elettronica (Carta REI) e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà.

Il Servizio Sociale, insieme ad altre figure, svolge un ruolo fondamentale in quanto è impegnato in prima linea a combattere la povertà attraverso la sottoscrizione di progetti personalizzati.

Progettare significa accompagnare i cittadini in stato di povertà verso un processo di cambiamento partendo dall’analisi dei loro bisogni, delle loro risorse, delle loro capacità. Il Progetto riguarda l’intero nucleo familiare e prevede specifici impegni da parte della famiglia e interventi di supporto da parte dei servizi competenti, stabiliti sulla base di una valutazione multidimensionale delle problematiche e dei bisogni.

Analisi preliminare

Successivamente alla verifica dei requisiti da parte dell’Inps, l’assistente sociale svolge un’analisi preliminare approfondendo le seguenti aree:

  • bisogni di cura e funzionamenti: la persona gode di un buono stato di salute? Si cura in modo adeguato ed è in condizione di svolgere normali attività lavorative? È bisognosa di assistenza? I bambini accedono ai regolari controlli di salute?
  • la situazione lavorativa: almeno un componente del nucleo percepisce un reddito stabile?
  • la situazione economica: la famiglia possiede un reddito? Il reddito permette di pagare bollette, mutuo o affitto? La famiglia ricorre ad aiuti economici esterni?
  • l’educazione, l’istruzione, la formazione: i bambini frequentano con regolarità la scuola? Gli adulti frequentano corsi di formazione/riqualificazione professionale?
  • la condizione abitativa: i servizi base dell’abitazione sono funzionanti (impianti luce, gas, riscaldamento, acqua)? La famiglia vive in una casa pulita e sicura?
  • le reti familiari, di prossimità e sociali: la famiglia è inserita in una rete di relazioni familiari, con il vicinato e con la comunità?

Se in fase di analisi preliminare emerge che la situazione di povertà è esclusivamente connessa alla mancanza di lavoro, il Progetto personalizzato è sostituito dal Patto di servizio. Quest’ultimo è patto stipulato tra i lavoratori disoccupati e i centri per l’impiego ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo n. 150 del 2015.

Se invece in fase di analisi preliminare emergono bisogni complessi e la necessità di sviluppare un quadro di analisi approfondito, viene costituita una équipe multidisciplinare e si procede con la stesura del progetto (il progetto può anche eccedere la durata del beneficio economico).  

Il progetto

Gli elementi di base del Progetto sono:

  • gli obiettivi generali e i risultati specifici che si intendono raggiungere:
    ad esempio in riferimento ai figli, favorire percorsi di istruzione e formazione (obiettivo) conseguire l’obbligo scolastico (risultato); in riferimento a un componente disoccupato, sviluppare la condizione lavorativa (obiettivo) ottenere un lavoro (risultato).
  • i sostegni, ovvero interventi e servizi di cui il nucleo necessita:
    assistenza domiciliare, corso di lingua italiana per stranieri, inserimenti in centri diurni, mensa sociale, telesoccorso ecc…
  • gli impegni a svolgere specifiche attività, a cui il beneficio economico è condizionato, da parte dei componenti il nucleo familiare /dei soggetti:
    contatti con i competenti servizi responsabili del progetto, ricerca attiva di lavoro, frequenza e impegno scolastico ecc…

In caso di mancato rispetto degli impegni assunti con la sottoscrizione del progetto personalizzato (mancata partecipazione ingiustificata ai colloqui, la non sottoscrizione del patto di servizio, la non ricerca di lavoro…) sono previste delle sanzioni fino alla decadenza del beneficio. I competenti servizi infatti, verificano il rispetto degli impegni e devono comunicare all’Inps gli esiti.

Per riflettere…

E voi assistenti sociali notate delle criticità durante la presa in carico, l’attivazione del progetto, il monitoraggio? 

Gli utenti rispettano gli impegni o considerano il REI una misura assistenzialistica?

 


Non tutti i beneficiari sono a conoscenza del fatto che dovranno incontrare l’assistente sociale per fare un progetto o recarsi al centro per l’impiego. Ahimè per molti il REI consiste solamente nel beneficio economico e l’iter termina con la consegna della domanda!  

Possiamo affermare che il REI è un valido sostegno? Certamente, ma tutti i servizi competenti, compreso gli utenti, devono collaborare. Il REI deve essere finalizzato all’inserimento lavorativo per superare lo stato di povertà. Ovvero significa accompagnare l’utente e la famiglia verso un cambiamento mettendo in atto tutte le risorse e i sostegni necessari. Altrimenti che senso avrebbe ricevere un contributo per 18 mesi per poi ritrovarsi al 19esimo mese al punto di partenza? E a tal proposito anche gli invii al centro per l’impiego devono trovare una risposta, non possono morire lì!

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