L’ articolo 12 della legge 194/78 dispone quanto segue:

“La richiesta di interruzione della gravidanza secondo le procedure della presente legge è fatta personalmente dalla donna. Se la donna è di età inferiore ai diciotto anni, per l’interruzione della gravidanza è richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela.

Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera.

Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.

Qualora il medico accerti l’urgenza dell’intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la potestà o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l’esistenza delle condizioni che giustificano l’interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero”.

Ruolo dell’assistente sociale

In questo articolo si vuole descrivere brevemente l’importanza dell’assistente sociale del Consultorio familiare come tecnico dell’aiuto ed esperto chiarificatore in particolare nel processo di accompagnamento all’interruzione volontaria di gravidanza in caso di minorenne, all’interno di un’ottica che sostiene e mira all’autodeterminazione della persona in ogni fase della sua vita.

Il Consultorio familiare, introdotto dalla legge n. 405/75, prevede la presenza di vari professionisti e ciò è essenziale per una presa in carico multidimensionale della persona: psicologi, assistenti sociali, ostetriche, ginecologi, infermieri, educatori, ognuno con i propri interventi che devono sempre garantire rispetto e riservatezza.

L’assistente sociale, senza che vi sia un’ influenza morale personale e pregiudizievole l’efficacia degli interventi, aiuta la minore a fare spazio tra dubbi paure ed incertezze,  affinchè possa essere fatta luce sulle reali volontà che hanno portato alla richiesta di IVG, illustrandone anche le opzioni alternative.

Per quanto concerne la volontà della ragazza di interpellare i genitori, anche in questa situazione il ruolo dell’assistente sociale è fondamentale, sia nel favorire il dialogo tra minori e adulti, sia nell’accompagnare la minore d’età durante l’intero iter giudiziario che prevede, nel caso si verifichino le situazioni espresse dall’art. 12 sopracitato, la segnalazione al GT competente affinchè venga emesso un decreto che autorizzi  a procedere con l’interruzione volontaria di gravidanza.

Il sostegno all’ IVG ex ante, in itinere ed ex post trasforma l’assistente sociale in una figura di riferimento per i minori che spesso mancano di reti familiari stabili e presenti; pertanto è fondamentale essere professionisti formati e qualificati e mantenere quell’atteggiamento empatico utile alla presa in carico ed all’accettazione di ogni individuo come unico e portatore di risorse e capacità.

Siamo prima persone e poi professionisti, ma le emozioni e le sensazioni personali non debbono sovrapporsi alle linee etiche e deontologiche che elevano la nostra professione al di sopra dei facili pregiudizi umani.

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.