Non c’è giorno in cui i mass media non diano comunicazione di una donna uccisa, violentata o picchiata. Tale tipologia di notizia sembra essere quasi la quotidianità e questo mostra  come la violenza sulle donne sia diventata un fenomeno sociale presente in tutti i Paesi e diffuso trasversalmente all’interno di tutte le classi sociali.

Nella maggioranza dei casi i maltrattamenti vengono agiti da parte dell’uomo nei confronti della partner e ciò rende la violenza domestica una questione di genere che palesa lo squilibrio di potere tra uomini e donne, mantenuto nella relazione di coppia attraverso gli abusi di natura fisica, psicologica, sessuale ed economica.

 

Bari: un nuovo caso di femminicidio

Anita Betata Rzepecka è stata uccisa dal suo partner per non aver svolto correttamente le faccende domestiche.

Pare che già da diversi anni la donna fosse costretta a subire minacce e ripercussioni da suo marito, il quale le rimproverava di non svolgere il proprio ruolo di casalinga in maniera corretta: non le era concesso neppure un ritardo, una piccola imperfezione, un attimo di pausa.

La paura era il sentimento che vigeva costantemente nelle mura della loro abitazione. Ed è stata proprio quella paura ad impedire alla giovane vittima di denunciare alle Autorità Giudiziarie il comportamento aggressivo e violento del marito. “La minacciava con un coltello”, ammette la madre della signora Anita.

“Meritava una lezione”

per non aver lavato i piatti. È così che si è giustificato il marito dopo essere stato fermato dalle Forze dell’Ordine.

La sera del 6 luglio, l’uomo, non lucido a causa dell’alcool, in seguito ad un’accesa litigata, l’ha schiaffeggiata con violenza e, facendola cadere per terra, le ha provocato un letale trauma cranico. Il corpo della donna, privo di sensi, è stato rilevato solo dopo diverse ore e solo dopo il rientro di un coinquilino che prontamente ha chiamato i soccorsi. Anita è stata subito portata in ospedale ed operata ma, è morta dopo alcune ore.

Anche questa volta il silenzio è stato fatale e non solo quello di Anita.

 

violenza

 

La famiglia come luogo di pace e di soprusi

Parliamo della famiglia, luogo che riunisce persone e che le aiuta a crescere.

La famiglia, come la società, sta vivendo un periodo di profondi mutamenti. Per molto tempo è stata definita come un luogo “sacro” nel quale i coniugi, s’impegnavano a far crescere i loro figli con amore e serenità. Tuttavia questa pace ha iniziato a essere disturbata da eventi sempre più frequenti.

Il luogo in cui i suoi membri avrebbero dovuto trovare un punto di riferimento, una guida per la loro formazione, si è rivelata invece luogo di soprusi, costrizioni e violenze di ogni genere.

 

La violenza di genere…

La violenza di genere colpisce la donna di qualsiasi età, nazionalità e cultura: è una violenza che colpisce la mente e il corpo della donna, ritenuta troppo spesso un essere non degno di rispetto e di eguale trattamento. Inoltre, questo accanimento verso la figura femminile, si verifica anche all’interno dell’ambiente che si riteneva protetto, quell’ambiente che accoglie fin dai primi giorni di vita e che dovrebbe proteggere dalle brutture del mondo esterno.

La violenza è un episodio di grande impatto: chi la subisce è preda di un senso di impotenza  e vive il tutto come un evento traumatico. Il dolore psicologico, ed eventualmente fisico, è forte e spesso paralizzante: ecco che subentra la negazione. Per affrontarne le conseguenze, la vittima cerca in tutti i modi di minimizzare l’accaduto, spesso il desiderio è così forte che quanto accaduto viene sepolto negli angoli più bui della memoria.

Non si vuole ricordare quell’episodio, credendo che esso sia il primo e ultimo, ma sappiamo che nei casi di violenza domestica ciò non è così. In seguito subentra un ‘ulteriore meccanismo, chiamato “Meccanismo di Onnipotenza”.

La donna cerca in tutti i modi di assumere atteggiamenti e accorgimenti che possono essere ben accettati dal partner: il desiderio di cambiare il compagno prevale su tutto. Questo meccanismo è messo in atto con l’obiettivo di evitare il verificarsi di altri episodi di violenza ma questo ha delle ripercussioni sulla vittima stessa. Questa fantasia di controllo porta la donna a vivere la situazione sentendosi maggiormente responsabile e di conseguenza, al verificarsi di un’altra aggressione, il senso di colpa diventa maggiore. La vittima si sente responsabile e attribuisce a sé stessa la colpa di tutto: è convinta che se si fosse impegnata di più sarebbe riuscita nel suo intento, evitando così il ripetersi della violenza. L’evidenza dei fatti e l’incapacità di cambiare la situazione porta la vittima a sviluppare un forte senso d’impotenza e disistima. Gli sforzi commessi e il senso di onnipotenza lasciano spazio a sentimenti più negativi: la donna è impotente e inerme dinanzi al proprio compagno. Ecco che si troverà a oscillare tra momenti in cui il desiderio di controllo è forte e momenti d’impotenza totale.

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