Home Attualità La violenza familiare: donna uccisa perché “Meritava una lezione”

La violenza familiare: donna uccisa perché “Meritava una lezione”

0
La violenza familiare: donna uccisa perché “Meritava una lezione”

Non c’è giorno in cui i mass media non diano comunicazione di una donna uccisa, violentata o picchiata. Tale tipologia di notizia sembra essere quasi la quotidianità e questo mostra  come la violenza sulle donne sia diventata un fenomeno sociale presente in tutti i Paesi e diffuso trasversalmente all’interno di tutte le classi sociali.

Nella maggioranza dei casi i maltrattamenti vengono agiti da parte dell’uomo nei confronti della partner e ciò rende la violenza domestica una questione di genere che palesa lo squilibrio di potere tra uomini e donne, mantenuto nella relazione di coppia attraverso gli abusi di natura fisica, psicologica, sessuale ed economica.

 

Bari: un nuovo caso di femminicidio

Anita Betata Rzepecka è stata uccisa dal suo partner per non aver svolto correttamente le faccende domestiche.

Pare che già da diversi anni la donna fosse costretta a subire minacce e ripercussioni da suo marito, il quale le rimproverava di non svolgere il proprio ruolo di casalinga in maniera corretta: non le era concesso neppure un ritardo, una piccola imperfezione, un attimo di pausa.

La paura era il sentimento che vigeva costantemente nelle mura della loro abitazione. Ed è stata proprio quella paura ad impedire alla giovane vittima di denunciare alle Autorità Giudiziarie il comportamento aggressivo e violento del marito. “La minacciava con un coltello”, ammette la madre della signora Anita.

“Meritava una lezione”

per non aver lavato i piatti. È così che si è giustificato il marito dopo essere stato fermato dalle Forze dell’Ordine.

La sera del 6 luglio, l’uomo, non lucido a causa dell’alcool, in seguito ad un’accesa litigata, l’ha schiaffeggiata con violenza e, facendola cadere per terra, le ha provocato un letale trauma cranico. Il corpo della donna, privo di sensi, è stato rilevato solo dopo diverse ore e solo dopo il rientro di un coinquilino che prontamente ha chiamato i soccorsi. Anita è stata subito portata in ospedale ed operata ma, è morta dopo alcune ore.

Anche questa volta il silenzio è stato fatale e non solo quello di Anita.

 

violenza

 

La famiglia come luogo di pace e di soprusi

Parliamo della famiglia, luogo che riunisce persone e che le aiuta a crescere.

La famiglia, come la società, sta vivendo un periodo di profondi mutamenti. Per molto tempo è stata definita come un luogo “sacro” nel quale i coniugi, s’impegnavano a far crescere i loro figli con amore e serenità. Tuttavia questa pace ha iniziato a essere disturbata da eventi sempre più frequenti.

Il luogo in cui i suoi membri avrebbero dovuto trovare un punto di riferimento, una guida per la loro formazione, si è rivelata invece luogo di soprusi, costrizioni e violenze di ogni genere.

 

La violenza di genere…

La violenza di genere colpisce la donna di qualsiasi età, nazionalità e cultura: è una violenza che colpisce la mente e il corpo della donna, ritenuta troppo spesso un essere non degno di rispetto e di eguale trattamento. Inoltre, questo accanimento verso la figura femminile, si verifica anche all’interno dell’ambiente che si riteneva protetto, quell’ambiente che accoglie fin dai primi giorni di vita e che dovrebbe proteggere dalle brutture del mondo esterno.

La violenza è un episodio di grande impatto: chi la subisce è preda di un senso di impotenza  e vive il tutto come un evento traumatico. Il dolore psicologico, ed eventualmente fisico, è forte e spesso paralizzante: ecco che subentra la negazione. Per affrontarne le conseguenze, la vittima cerca in tutti i modi di minimizzare l’accaduto, spesso il desiderio è così forte che quanto accaduto viene sepolto negli angoli più bui della memoria.

Non si vuole ricordare quell’episodio, credendo che esso sia il primo e ultimo, ma sappiamo che nei casi di violenza domestica ciò non è così. In seguito subentra un ‘ulteriore meccanismo, chiamato “Meccanismo di Onnipotenza”.

La donna cerca in tutti i modi di assumere atteggiamenti e accorgimenti che possono essere ben accettati dal partner: il desiderio di cambiare il compagno prevale su tutto. Questo meccanismo è messo in atto con l’obiettivo di evitare il verificarsi di altri episodi di violenza ma questo ha delle ripercussioni sulla vittima stessa. Questa fantasia di controllo porta la donna a vivere la situazione sentendosi maggiormente responsabile e di conseguenza, al verificarsi di un’altra aggressione, il senso di colpa diventa maggiore. La vittima si sente responsabile e attribuisce a sé stessa la colpa di tutto: è convinta che se si fosse impegnata di più sarebbe riuscita nel suo intento, evitando così il ripetersi della violenza. L’evidenza dei fatti e l’incapacità di cambiare la situazione porta la vittima a sviluppare un forte senso d’impotenza e disistima. Gli sforzi commessi e il senso di onnipotenza lasciano spazio a sentimenti più negativi: la donna è impotente e inerme dinanzi al proprio compagno. Ecco che si troverà a oscillare tra momenti in cui il desiderio di controllo è forte e momenti d’impotenza totale.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Autore di articoli e contenuti

Vuoi scrivere sul nostro blog? Certamente! Abbiamo bisogno anche di te. Puoi contribuire con articoli, recensioni di libri, o elaborati originali. Compila il form, sarà nostra premura ricontattarti per avviare la collaborazione.


Richiedi un articolo su un tuo evento/organizzazione

Vuoi pubblicizzare un tuo evento (corso di formazione, presentazione di un nuovo libro, meeting, …) oppure vuoi far sapere ai nostri utenti della tua nuova organizzazione (centro d’accoglienza, casa famiglia, ludoteca, …)? 
Parlacene, e pubblicheremo un articolo inerente.
Il costo? E’ gratuito!

Ti piacerebbe collaborare con noi?