Il cammino di Santiago come riscatto. No, non è il titolo di un film. È una storia bellissima che ho letto girando sul web. Otto ragazzi di una comunità che hanno già conosciuto il carcere e ora sottoposti al provvedimento di messa alla prova sono partiti lo scorso ottobre per un pellegrinaggio. Momenti di condivisione, di allegria, e dieci giorni di sfida con se stessi.

É recentissima la notizia sui tre minorenni autori dello stupro di Marechiaro che hanno ottenuto la messa alla prova. Il giudice ha stabilito che possono lasciare il carcere minorile e partecipare ad un programma di recupero per aspiranti pizzaioli.

Ma che cos’è la messa alla prova?

Una importante innovazione nell’ordinamento giuridico si ha con la riforma del processo penale minorile che ha introdotto l’istituto della sospensione del processo e messa alla prova. È uno strumento che il Giudice applica per osservare la personalità del minorenne, con la finalità di non interrompere i processi educativi in atto e di riparare al danno cagionato attraverso il reato, con la predisposizione di un progetto educativo articolato.

Con la legge n.67 del 2014 é stata introdotta nel nostro ordinamento giuridico la messa alla prova per gli adulti, sino ad ora prevista solamente nel sistema minorile.

La messa alla prova per i minorenni

Il giudice, ai sensi dell’art.28 del DPR 448/1988, può disporre la sospensione del processo quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne.

Con l’ordinanza di sospensione il giudice affida il ragazzo ai Servizi Sociali della Giustizia che in collaborazione con i Servizi locali svolgono un’attività di osservazione, educazione e sostegno. La MAP è un’innovazione del processo minorile e si basa sull’idea che il recupero sociale del minore sia più probabile nel suo ambiente. Il presupposto alla base della concessione del beneficio è la consapevolezza e il riconoscimento del reato commesso da parte del minore.

L’AS dell’ussm anche in collaborazione con i servizi territoriali, sulla base delle caratteristiche del minore elabora un progetto di MAP che deve essere accettato e condiviso dal ragazzo. Il progetto prevede degli impegni specifici/prescrizioni che il minore deve rispettare.

Quali attività sono previste?

  • attività di volontariato con finalità riparative, per giungere a una riflessione critica in merito al fatto commesso;
  • educazione alla legalità e attività individualizzate mirate a sostenere il suo percorso di crescita;
  • attività di studio per la prosecuzione del percorso scolastico o il reintegro nello stesso, ai fini dell’assolvimento dell’obbligo scolastico-formativo;
  • attività lavorativa o formativa-professionale;
  • una possibile riconciliazione con la parte offesa.

Nel caso il minore si attenga alle prescrizioni e il percorso sia valutato in modo positivo, il Tribunale pronuncia una sentenza di “non luogo a procedere per estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova”. La MAP può essere revocata in caso di ripetute e gravi trasgressioni alle prescrizioni imposte.

Dove si svolge?

La partecipazione del nucleo familiare del minore è un punto fondamentale da considerare, talvolta però non è possibile attuare percorsi di messa alla prova in famiglia, in quanto è proprio li che si sviluppa la condotta antigiuridica del minore. In questo caso la messa alla prova si effettua in una comunità educativa, anche se l’obiettivo è creare le condizioni per il reinserimento del minore in famiglia, cercando di promuovere delle modifiche anche a questo livello, ad esempio tramite interventi per rafforzare la genitorialità.

Il ruolo dell’assistente sociale

Lavorare nell’ambito della Giustizia non è semplice, incontri persone che commettono reati, che delinquono con facilità, incontri ragazzini che ti rispondono “ma io solo questo so fare!”, che picchiano una guardia giurata, che spingono per gioco un anziano da una scogliera.

La parte più complicata del nostro lavoro è riattivare percorsi di crescita e di responsabilizzazione. Dobbiamo credere nel riscatto personale e sociale, nel cambiamento, e tante sono le storie andate a buon fine. Che senso avrebbe altrimenti la funzione rieducativa della pena? 

Il giudice, per poter esprimersi sulla messa alla prova, chiede ai servizi sociali che vengano svolte delle indagini per valutare la personalità del ragazzo, la sua situazione socio-familiare, le esigenze educative.

L’assistente sociale dell’ussm deve informare il minore e la sua famiglia sulla misura della messa alla prova e sull’iter processuale, fornendo elementi che possano aiutare il ragazzo nella decisione.

Inoltre durante il periodo in cui viene svolta la messa alla prova, l’assistente sociale “accompagna” il minore attraverso colloqui/incontri di sostegno per poter superare momenti di crisi e di sconforto, di monitoraggio-verifica rispetto all’andamento del progetto, di orientamento e di aggiornamento.

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