La nostra professione (quella di assistente sociale) è al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi e delle comunità. Da ciò si evince, che noi oltre ad essere necessariamente in interazione e quindi in comunicazione per la nostra sopravvivenza, in quanto animali sociali, dobbiamo esserlo ulteriormente anche per esigenze lavorative.

 

Che cosa è la comunicazione?

mano che scrive comunicazioneLa parola comunicare deriva dal latino “communico” che significa mettere in comune, far partecipe; da ciò è chiaro come l’atto del comunicare permette di condividere e di incrementare la nostra conoscenza.
Si sviluppa necessariamente nelle relazioni interpersonali, infatti l’etimologia stessa del termine ci fa pensare alla comunicazione come quell’atto che lega sempre almeno due parti, due persone, due interlocutori dotati di intenzionalità reciproca e di consapevolezza.

 

Quando una comunicazione è efficace?

Una comunicazione è efficace quando lo scambio permette di ottenere un risultato coerente con l’obiettivo programmato. È un nostro dovere fare della comunicazione lo strumento basilare del percorso d’aiuto. È la comunicazione che ci consente di andare verso l’altro ed è essa che ci dà la possibilità di costruire il rapporto su cui lavorare (ad esempio attraverso il colloquio), solo dopo questo possiamo utilizzare i metodi. Se so comunicare bene saprò farlo in vari contesti e saprò far comunicare bene anche gli altri. La comunicazione è qualcosa da porre al centro, qualcosa di terzo tra due soggetti.

Come deve essere la comunicazione tra operatore/utente?

Non dimentichiamo che noi assistenti sociali ci troviamo ad avere a che fare con il disagio, con conflitti, molti dei quali molto probabilmente derivano da una cattiva gestione della comunicazione.
È importante nella relazione tra operatore ed utente considerare alcune direttive o regole, che permettono di comunicare al meglio.

 

Regola 1: DUBITA DI COMUNICARE BENE E LAVORA SU TE STESSO

Il primo passo da compiere riguarda noi stessi, dobbiamo lavorare su di noi costruendo una buona impression image. La gestione del sé è fondamentale, una buona relazione con se stessi, rispettando i propri bisogni e la propria individualità, porta a un posizionamento corretto nella relazione a vantaggio di tutte le parti.

 

Regola 2: INDIVIDUA LA TUA MODALITÀ PERCETTIVA

Gli esseri umani hanno tre canali principali di percezione del mondo: visivo, uditivo e cinestetico; ognuno ha un canale preferenziale. Ciò significa che c’è un canale con il quale si ricevono meglio le informazioni che vengono inviate.

 

Regola 3: QUANTO DETTO A VOCE PUÒ NON CORRISPONDERE A QUANTO DETTO DAL CORPO

grafico torta verbale non verbale e paraverbaleLa comunicazione non è solo linguaggio verbale. Non si comunica solo con la parola, oltre al linguaggio verbale, vi è quello para verbale (aspetti vocali: timbro, tono, volume e ritmo) e non verbale (linguaggio di relazione: mimica facciale, sguardo, abbigliamento, postura, orientamento spaziale, distanza interpersonale). Ad incidere fortemente sulla comunicazione sono gli ultimi due, questi potrebbero discostarsi dalla parola e rilevare la verità di quello che si è o si prova.

 

Regola 4: ADATTA LA COMUNICAZIONE AL CONTESTO

Il contesto è l’ambiente in cui avviene l’atto comunicativo, è la cornice, il frame. Comunicare a lavoro non è comunicare come a casa o con gli amici, c’è sempre un contesto ed è proprio il riconoscimento di questo ad essere la chiave di una comunicazione efficace.

 

Regola 5: ADATTATI ALL’ALTRO

Entrare in comunicazione e in relazione con il nostro interlocutore vuol dire cercare di far combaciare il nostro mondo con quello di chi ci sta di fronte, significa andare al passo con i suoi ragionamenti.

 

Regola 6: NON ESISTE SOLO IL TUO PUNTO DI VISTA

Riconosci l’identità dell’altro e attenzione a non far prevalere non opportunamente il tuo punto di vista. Non posso dare per scontato che l’interlocutore abbia il mio stesso modo di guardare le cose.bambini che parlano

Regola 7: VAI OLTRE IL PREGIUDIZIO

Il pregiudizio è un elemento innato e del tutto fisiologico nell’uomo. Può essere una valutazione pregressa, positiva o negativa. Non possiamo ritenerci privi di pregiudizi. I pregiudizi fanno parte di noi e fanno si che una persona in base al suo aspetto o in base ad alcune caratteristiche venga inserita all’interno di un gruppo. Ma non possiamo fermarci a ciò, occorre andare oltre per approfondire la conoscenza della persona.

 

Regola 8: EMPATIA NON È SIMPATIA

Instaura un rapporto empatico con l’altro, senza uscire dagli schemi. Immagina cosa proveresti nella stessa situazione dell’altro ma senza una forte partecipazione emotiva in quanto può invalidare o indebolire l’intervento del professionista.

 

Regola 9: LA COMUNICAZIONE E’ ALL’INTERNO DI UNA RELAZIONE

Ci sono 2 tipi di relazione: simmetrica basata sull’uguaglianza, in cui entrambi gli interlocutori tendono a rispecchiare il comportamento dell’altro e a porsi sullo stesso livello; mentre complementare basata sulla differenza, in cui il comportamento di uno dei comunicanti completa quello dell’altro.
Non dobbiamo intendere la relazione simmetrica come buona e quella complementare come cattiva ma affinché ci sia un giusto equilibrio occorre quindi sempre adattarle al contesto e alla situazione.

 

persona che parla nell'orecchio

REGOLA 10: SII UN BUON ASCOLTATORE

Non avere fretta di arrivare alle conclusioni. L’ascolto è la metà del dialogo.

 

Concludendo…

Tale guida non vuole assolutamente porsi come esaustiva ed unica, in quanto la gestione della comunicazione è una dimensione assai complessa. Queste regole però, possono essere una utile base per imparare a relazionarsi con l’altro, che sia un amico, un componente della famiglia o un datore di lavoro.

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