Conciliare attività lavorativa ed esigenze familiari è un problema sempre più sentito. Perché la donna deve decidere se essere una donna in carriera o una mamma a tempo pieno?

Le politiche a riguardo risultato essere molto diversificate tra i vari Paesi; infatti ogni Stato ha una tradizione e un suo modello di welfare.

Ma in Italia per la madre lavoratrice ci sono delle novità

Oggi la conciliazione è un problema che riguarda lo sviluppo di un Paese in cui le politiche di conciliazione hanno un peso fondamentale per potenziare l’economia. Una politica attenta ai bisogni della famiglia può favorire la crescita economica e demografica di uno Stato.

Il desiderio di maternità è cambiato?

In passato 07il reddito dell’uomo era la base su cui reggeva l’idea di avere dei figli; oggi è una decisione legata soprattutto alla donna: al tipo di lavoro, al reddito e alla presenza di politiche a sostegno della famiglia.

Alcune donne vorrebbero più figli senza però rinunciare al lavoro e al successo professionale. Le politiche di welfare devono sostenere la famiglia, le giovani coppie, promuovere la maternità e la possibilità di conciliare la vita privata e la vita lavorativa.

I servizi per l’infanzia garantiscono alle mamme di continuare a lavorare anche dopo l’arrivo del primo figlio e possono decidere con più facilità di mettere al mondo un secondo figlio.

La figlia di Trump, Ivanka, ha parlato di alcuni periodi difficili della sua vita come la campagna elettorale del padre. “Sono andata in modalità sopravvivenza: lavoravo e stavo con la mia famiglia. Non facevo molto altro. Francamente non mi facevo un massaggio e non trovavo tempo per la cura di me”. Insomma Ivanka ammette di essere fortunata, ma quante mamme ogni giorno devono combattere per conciliare lavoro e famiglia?

 

L’Italia favorisce la maternità?

La bassa natalità è legata al tasso di occupazione femminile e in particolare alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia.

Rispetto ad altri Paesi europei, nel nostro Paese, la partecipazione della donna al lavoro extra domestico non è stata affrontata con adeguate politiche di sostegno alla famiglia. I servizi all’infanzia in alcuni casi risultano costosi e in alcune zone sono del tutto assenti. Se non ci sono i nonni a prendersi cura dei bambini, la madre lascia il lavoro.

A seconda del tipo di welfare la politica familiare cambia con conseguenze sulla condizione femminile.

Il welfare è l’insieme delle politiche pubbliche messe in atto dallo Stato dirette a migliorare le condizioni di vita, l’assistenza, la sicurezza e il benessere dei cittadini. Questi interventi vengono garantiti tramite le politiche sociali.

Il modello nordico sostiene l’occupazione femminile; lo Stato si sostituisce alla famiglia garantendo servizi per l’infanzia. La donna è tutelata in quanto lavoratrice e meno come madre anche perché gli uomini hanno maggiori responsabilità familiari e non sono presenti divisioni di genere all’interno della famiglia. Il part time, utilizzato dalle neo mamme, è molto diffuso.

Nel nostro sistema di welfare invece non viene sostenuta l’occupazione della donna, lo Stato non sostituisce la famiglia ma la sostiene con alcune misure come erogazione di servizi assistenziali e prestazioni economiche. Alla donna è affidato principalmente il lavoro di cura non retribuito e se ha un lavoro, è full time.

La conciliazione famiglia-lavoro, nel 2017 in Italia, resta un tema prevalentemente femminile. La nascita di un figlio non modifica il livello di occupazione maschile e un padre non si ritira dal lavoro o non prende un permesso più lungo come avviene nel nord Europa. Insomma, quando entrambi lavorano la miglior soluzione restano i nonni.

L’Unione Europea per il 2020 ha definito una strategia: aumentare i tassi di occupazione maschili e femminili al 75%. Questo obiettivo si persegue incentivando le politiche di sostegno al reddito e aumentando la conciliabilità della vita lavorativa e privata delle donne.

Ma l’Italia riuscirà a garantire questo risultato?

Quali sono gli aiuti economici che l’Italia concede?

Per incentivare la natalità, l’Italia nel 2017 ha pensato a una serie di benefici da concedere ai neo genitori. Oltre al congedo di paternità di 2 giorni, tra le novità del 2017 ci sono:

  • Premio alla nascita, è un premio una tantum da 800 euro da dare alle future mamme al settimo mese di gravidanza. È Valido dal 1° gennaio 2017.
  • Bonus bebè, 960 euro all’anno per ciascun figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017 per la durata massima di 3 anni di età.
  • Bonus nido 2017, 1.000 euro all’anno, corrisposti in 11 mensilità, per il pagamento delle rette dell’asilo nido. Il buono vale per i bambini nati o adottati dal 1° gennaio 2016 e potrà essere percepito al massimo per tre anni.
  • Voucher asilo nido e baby sitter, è un’agevolazione di 600 euro al mese per sei mesi massimi che spetta alle mamme lavoratrici dipendenti o iscritte alla gestione separata INPS che tornano al lavoro dopo la maternità obbligatoria.

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