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Tempo fa ho avuto occasione di leggere che finalmente anche al Sud era nato un museo dei bambini, una realtà rarissima nel mondo. In Italia soltanto Roma con l’EXPLORA e Milano con il MUBA hanno questo tipo di realtà, ma nessuna paragonabile nel Meridione.

Allora, volendo comprendere di persona di cosa si trattasse, mi sono recata al neonato Museo dei bambini, il Mamamu di Trani (BAT) una mattina nuvolosa e piovigginante.

Ciò che si è manifestata dinanzi a me, oltre il cancello d’entrata, è stata una dimora storica del 1600 circa, circondata da ampi spazi e tanto verde.

In questa cornice splendida, ho incontrato Paola Cirilli e Marzia Ferrara, le due mamme tranesi rispettivamente di 35 e 32 anni che, con fondi interamente privati hanno ideato e realizzato questo museo dei bambini. Non è stato facile e non lo è tuttora perseverare in questo progetto: Paola ha una società di consulenza politica a Roma e Marzia si occupa del frantoio oleario di famiglia. Ma sono mamme e donne forti che si compensano tra loro. Sono spiriti creativi traboccanti di vitalità, generosi e con tanta voglia di fare e condividere.

Il Museo all’interno è allestito in modo minimale. Ciò che risalta infatti è l’ampio spazio delle stanze lasciato libero da tutto ciò che possa intralciare o rendersi pericoloso per i bimbi. Il pavimento è coperto da tappeti colorati che infondono immediatamente un senso di tranquillità e sicurezza.

Com’è nata l’idea?

Dinanzi ad una tazza di caffè, nell’atmosfera intima e accogliente del Museo, Paola e Marzia mi hanno raccontato come ha preso forma il Mamamu, il museo dei bambini.

L’idea è nata 4-5 anni fa a Paola che casualmente dopo aver notato l’imponente dimora storica dei Carcano a Trani, ha citofonato d’impulso ed esposto al proprietario la sua idea, accolta immediatamente con entusiasmo.

Da qui, ha preso forma questo progetto meraviglioso dove i bambini, anche diversamente abili, di ogni età, imparano divertendosi, si rilassano e apprendono, spogliandosi di quella frenesia stanca che spesso gli innumerevoli stimoli dei giochi elettronici lasciano su di essi.

 

Apprendere giocando

Ciò su cui hanno puntato Paola e Marzia, è il gioco quale momento di crescita, socializzazione e apprendimento del bambino.

Il gioco diventa, infatti, uno strumento per il bambino perché lo aiuta a sviluppare la creatività, lo aiuta a sperimentare le capacita cognitive, lo fa entrare il relazione con i suoi pari, dà vita allo sviluppo della sua personalità.

 

In questo caso il gioco è introdotto e stimolato dall’adulto, che dà il via al processo didattico, stabilisce gli obiettivi, mantenendo l’attenzione sugli scopi stabiliti.

L’adulto fa domande aperte, esplora i materiali, commenta le riflessioni e gioca assieme al bambino. In questo modo il bambino ha un ruolo attivo e sente di avere il controllo della situazione, è più creativo e flessibile nell’apprendere, è coinvolto ed impegnato. Questo tipo di apprendimento, infatti, si distingue dal gioco libero, in cui il bambino sceglie scopi ed attività autonomamente, ma anche dall’insegnamento diretto dall’adulto, che spiega in modo dominante di fronte ad un allievo che ascolta passivamente.

 

 Un divertente viaggio nel tempo

Questo è ciò che con grande carisma e pacatezza offre un’altra colonna portante del Mamamu, l’operatore didattico/animatore (come ama definirsi lui stesso) Francesco Romano, che incanta i bambini di ogni età illustrando attraverso il gioco la mostra del museo intitolata “Occhio si parte!”, un divertente ed interessante viaggio nel tempo alla scoperta della vista e dell’arte dall’Homo Sapiens a Dalì.

Il percorso guidato che effettuano i bimbi, infatti, parte dall’epoca primitiva attraverso la realizzazione di un graffito, si addentra nelle opere d’arte fiamminghe con la composizione di un puzzle e termina con la costruzione di un castello 3D, che si collega ai surrealisti come Dalì.

 

L’ultima tappa di questo viaggio meraviglioso sfocia in una stanza situata al primo piano, completamente affrescata. Sulle pareti si alternano giocose le quattro stagioni, controllate dal Tempo che troneggia al centro sulla volta buono e compassionevole. Questa stanza ha una bellezza che toglie il fiato e ci si perde tra i colori della stessa. Si entra in un mondo fiabesco allietato dalla voce squillante di Marzia che racconta miti e leggende sul Tempo.

Nel mio caso, però, il tempo non ha avuto alcuna connotazione benevola: al Mamamu è trascorso troppo velocemente e con difficoltà ho dovuto salutare questo luogo magico e i miei ospiti. Il mio è un arrivederci perché non si può non tornare al Mamamu, dove i bimbi imparano giocando e gli adulti ritrovano quiete e spensieratezza.

Mentre si chiude alle mie spalle il grande cancello verde, mi torna in mente la citazione di Dante “Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini” e mi chiedo: Non sarà forse il MAMAMU un piccolo pezzetto di paradiso?

 

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