Mediazione Familiare: un LUOGO in cui vincono tutti [GEN n.1]

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    La mediazione è un metodo “creativo”, “straordinario”, “alternativo” che permette, a chi ve ne prende parte, di migliorare e a volte di modificare le proprie vite.

    Rappresenta un modo diverso di guardare alle relazioni umane in quanto è una valida risposta ai bisogni più intimi dell’uomo.

    Mediazione Familiare:
    un LUOGO in cui vincono tutti..

     

    Fasi del percorso

    • Il consenso: i mediatori accolgono e ascoltano le parti individualmente per acquisire il loro consenso ad intraprendere il percorso di mediazione;
    • La fattibilità: è il momento in cui le parti si trovano uno accanto all’altra per comprendere, insieme ai mediatori, se il percorso di mediazione è percorribile;
    • La mediazione: i mediatori incontrano i protagonisti del conflitto, li ascoltano e li accompagnano durante tutto il percorso, rispecchiando i loro sentimenti, dando un nome alle loro emozioni, facendo sì che le parole di ciascuno arrivino all’altro;
    • L’esito: all’inizio di un percorso di mediazione è difficile stabilire quale sarà l’esito. La qualità dell’esito è data dalla capacità di creare nuove forme di comunicazione, di trovare accordi condivisi da entrambe le parti, un nuovo stato di pacificazione.

    Il mediatore

    In questo percorso, il mediatore deve mantenere neutralità ed imparzialità, concetti collegati all’equidistanza, cioè al riporre la stessa attenzione ad entrambe le parti mantenendo una posizione mediana.

     

    La posizione mediana

    La Dott.ssa Anna Coppola De Vanna, Presidente della Cooperativa C.R.I.S.I. S.c.a.r.l.ONLUS di Bari e fondatrice del MODELLO MEDITERRANEO di mediazione, ci propone l’immagine della “matassa di lana” per spiegare meglio il concetto della “posizione mediana” che il mediatore deve assumere durante tutto il percorso. «Si trattava, innanzitutto, di trovare il bandolo della matassa e di lì riuscire ad avvolgere il filo per formare un gomitolo. Mentre le mani di mia madre si muovevano velocemente, le mie braccia dovevano muoversi seguendo ritmo, criterio, geometria, ondeggiando ora verso destra, ora verso sinistra per assecondare il movimento del filo» (Dossier sulla mediazione- “La mediazione mediazione mediterranea” – Mediares – Semestrale sulla mediazione n. 1/2003″).

    Durante il percorso di mediazione, il mediatore fa proprio questo: ascolta, comprende, si sposta da una parte all’altra per seguire il flusso delle emozioni che circolano. Vive il momento. Il mediatore non va veloce, non corre. Non obbliga le parti a seguire una data strada, ma li accompagna. Vive il momento con loro.

    Nella stanza di mediazione, sono i mediati ad avere il bandolo della matassa mentre i mediatori mantengono costante quel ritmo, quel movimento ondeggiante che va da destra verso sinistra e viceversa.

     

    La vera sfida

    Come mediatori dei conflitti possiamo aiutare le persone a non considerarsi come antagonisti da aggredire e annientare, possiamo solo aiutarli a individuare una causa per ridurre il conflitto.

    Non più l’uno contro l’altro, ma con l’altro, affinché ciascuno nel condividere si consideri uguale all’altro.

    Per questo diventa molto importante la formazione per i mediatori familiari, proprio perché quello che il mediatore fa, non è semplicemente entrare in una stanza e svolgere un compito. Quello che il mediatore fa è un lavoro di altissima responsabilità perché impatta non con il problema, ma con quello che c’è dopo il problema, cioè la vita delle persone. Il mediatore deve essere assolutamente una persona con una qualifica professionale che si basa su uno standard formativo molto alto.

    Gli obiettivi

    • Ridurre la componente irrazionale del conflitto tra le parti;
    • favorire una forma di comunicazione costruttiva tra le parti;
    • minimizzare le conseguenze negative della rottura familiare e della dissoluzione del matrimonio;
    • proteggere gli interessi e il benessere dei Figli, in particolare raggiungendo accordi appropriati che abbiano una durata a lungo termine per ciò che concerne il loro affidamento;
    • sostenere la continuità nelle relazioni fra i membri della famiglia, specialmente in quelle fra genitori e figli.

    Si possono aggiungere altri obiettivi concreti che sono l’esito di un buon percorso di mediazione, che ha i suoi tempi, le sue caratteristiche, che ha una sua lentezza perché riguarda il tempo delle emozioni. È una riparazione, un risarcimento del danno causato dal conflitto che non riguarda gli aspetti materiali, ma quelli emotivi, esistenziali. È una ricostruzione lenta, ma sicuramente più essenziale per chi vi partecipa. È una giustizia che non toglie nulla alla Giustizia tradizionalmente intesa, ma la completa con questi aspetti più profondi.

    Non “clienti”, non “utenti”, ma PERSONE

    Il mondo emotivo delle persone rappresenta un’importante risorsa: tutte le persone hanno bisogno delle loro emozioni per superare una situazione conflittuale e un modo per gestirle è imparare a conoscerle meglio.

    Per poter creare un setting collaborativo bisogna accogliere le persone, non solo il problema. Per separare il problema dalla persona è utile far definire il reale bisogno  singolarmente alle parti, facendo emergere la sofferenza emotiva e mettendo in evidenza che, il disagio che provano e ciò che lo produce non sono la stessa cosa.

    Nel fare tutto ciò è importante mantenere separate le proprie emozioni da quelle dei mediati: leggendo le proprie emozioni, individuando l’evento della propria esperienza personale collegato alle emozioni provate, concentrandosi sull’emozione dell’altro e rispettandone il centro emozionale, sapendo che stiamo entrando nella storia di un’altra persona.

    I bisogni

    Importante è, durante tutto il percorso, riuscire a trasformare le accuse in richieste, in bisogni.

    “Io parlo e tu non mi ascolti!” – Una affermazione che abbiamo ascoltato, o forse anche pronunciato, molte volte e che nasconde il forte bisogno di essere ascoltato, riconosciuto, visto. E’ un po’ come se dicessimo: “Io sono qui! Guardami! Ascoltami! E’ importante per me, dammi retta … ”

    «Risuona fortissimo, come l’eco di un grido nelle strade vuote il bisogno nascosto dietro un’accusa» (da “Una tregua possibile –  Seminario di approfondimento sulla Restorative Justice e mediazione penale – Cooperativa C.R.I.S.I. S.c.a.r.l. ONLUS”)

    «Ed è questo che fa la mediazione: ridà dignità ai sentimenti e alle emozioni e soddisfa quel bisogno di riconoscimento che è tipico di ogni essere umano» (Ileana Giusto – Mediatrice familiare).

     


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