Un primo importante e sostanziale compito a capo del mediatore è quello di valutare se
esistano o meno ostacoli che rendano il percorso non fattibile.

Gli ostacoli alla mediazione

Il mediatore deve assistere le parti nella valutazione dei benefici, rischi e costi della mediazione stessa e deve informare dei metodi alternativi a loro disposizione per la soluzione dei loro problemi. Il mediatore familiare non deve prolungare la mediazione inappropriatamente o senza necessità, se diviene evidente che il caso sia inadatto alla mediazione, o se una o più parti risulti rifiutare o essere incapace di partecipare al processo di mediazione in modo significativo.

Principali fattori

  • La presenza di un iter giudiziario: denunce, consulenze tecniche, maltrattamento ed
    altro;
  • il tipo di richiesta: un’attenta analisi della domanda è necessaria durante la fase
    conoscitiva/informativa per evitare richieste “mascherate”, tra cui una presa in carico
    di tipo terapeutico;
  • il tipo di invio: ad esempio un invio coatto da parte del Tribunale;
  • presenza di una patologia al livello individuale o relazionale.

E’ importante avere la consapevolezza che non tutte le coppie sono mediabili,
cioè in grado di compiere un percorso di mediazione. E’ necessario sottolineare che prima di effettuare un percorso di mediazione familiare diviene indispensabile valutare se esiste o meno per quella determinata coppia la possibilità di compiere tale percorso.

I vincoli

Quando si parla di vincoli, si intendono quelle situazioni che non possono essere
modificate o elaborate in sede di mediazione e che pertanto la rendono irrealizzabile. Si pensi, per esempio, a situazioni in cui è presente una patologia psichiatrica, abuso e violenza sul minore, una condanna penale o un altissimo grado di conflittualità tra i coniugi.

Alla luce di ciò è possibile comprendere come nei casi di maltrattamento e/o abuso sui figli o sul coniuge e di denunce penali è impossibile attivare un canale di comunicazione e di fiducia.

La verifica della fattibilità

La fase valutativa è molto significativa soprattutto perché aiuta ad individuare una serie di parametri che permettono di capire se è possibile effettuare un intervento di mediazione, quali:

  • le modalità espressive del conflitto;
  • gli stili interattivi della coppia e della famiglia;
  • disponibilità ad accettare un contesto alternativo;
  • risorse a disposizione di ogni coniuge;
  • esercizio del ruolo genitoriale;
  • volontà delle parti di “trovare un accordo”.

Un mediatore deve declinare l’incarico, ritirarsi o richiedere assistenza tecnica specialistica quando ritiene che un caso ecceda la sua competenza professionale.

In alcuni casi, ci sono coppie che non riescono ad utilizzare positivamente lo strumento della mediazione familiare e vengono pertanto definite non mediabili. Infatti, inserendo in un percorso di mediazione coppie siffatte, non solo si rischia di non produrre risultati positivi, ma si può addirittura arrecare un danno alle parti in quanto, in seguito al fallimento del tentativo di mediazione, potrebbero sentirsi rinforzati nel loro senso di impotenza e nell’idea della ineluttabilità del conflitto in cui sono invischiati.

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