Rappresenta un momento di riflessione e di impegno che i due protagonisti assumono reciprocamente. Il consenso è costruire insieme la sensazione, il sentire, la percezione che la mediazione possa servire a trovare un giusto compromesso.

L’acquisizione del consenso è una fase di estrema difficoltà che ha inizio molto prima dell’incontro “faccia a faccia” dei due protagonisti. Quando si parla di consenso, si intende un momento in cui i mediati si affidano ai mediatori attraverso un patto di fiducia. La mediazione, attraverso la creazione del patto, si propone di riattivare quella fiducia ormai persa.

 

Incontri individuali

Date tutte le informazioni e dopo aver rassicurato la coppia circa il percorso, abbiamo chiesto loro la possibilità di ascoltarli singolarmente per poter comprendere i punti di vista di ciascuno rispetto alla loro storia.

A seguito delle informazioni ottenute, Carla e Domenico hanno dato il consenso a procede verbalizzando il loro desiderio di comprendere il perché del loro conflitto e cercare un modo per pervenire ad una nuova intesa.

L’incontro con Carla

 

Carla racconta del “grande peso che ha nel cuore” e delle sue aspettative deluse rispetto a quello che sarebbe dovuto essere il suo matrimonio.

La delusione, quel sentimento talmente intenso che diventa un miscuglio di vari sentimenti che vanno dalla tristezza, passano per l’ira e il rancore fino ad arrivare a una vera disperazione. Questi stati d’animo nascono quando le nostre aspettative e speranze vengono disattese, magari perché veniamo delusi da una persona della quale ci fidavamo ciecamente. In questi casi è difficile non provare un enorme senso di tristezza e rammarico perché «niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce da una fiducia tradita, cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato» (Oriana Fallaci, dal libro “Un cappello pieno di ciliege”).

 

Il consiglio per andare avanti

Era in lacrime davanti a noi, singhiozzava, continuava a raccontarci la sua storia descrivendola come triste e piena di silenzi, di vuoti, di solitudine. Più volte si è rivolta a noi mediatrici chiedendoci consigli sul modo in cui uscire da un tunnel caratterizzato da tanta sofferenza.

“I mediatori non possono prendere alcuna decisione al posto dei mediati perché, devono essere loro, in quanto esperti della propria storia, a decidere cosa fare. I mediatori accompagnano la coppia lungo tutto il cammino caratterizzato dalla ricerca di qualcosa che possa far star bene entrambi.”

È stato quindi necessario ripeterle che il nostro compito non è quello di “dare consigli, indicazioni, giudizi”, ma è quello di dar loro il giusto spazio, un rifugio nel quale riscoprire e incontrare nuovamente l’altro attraverso il rispetto e l’ascolto reciproco.

Il compito del mediatore consiste nell’aiutare la coppia a riaprire i canali di comunicazione interrotti dal conflitto, lontano da una logica che vuole sempre un vincitore e un perdente.

 

L’incontro con Domenico

“Stai entrando per la prima volta in una casa che non conosci.
Chiedi il permesso … sii delicata!”
–Anna Coppola De Vanna-

Domenico aveva un’aria tranquilla: era seduto in maniera composta, rispettosa, educata. Ci ascoltava senza mai interrompere e parlava solo se gli veniva data la parola. Sembrava molto riservato, forse perché ancora molto diffidente rispetto a ciò che stava succedendo.
Domenico ci ha racconta del suo ruolo di padre, delle sue figlie, di sua moglie Carla…
Il suo racconto verteva su alcune vicende significative che hanno causato una spaccatura evidente nel rapporto tra i coniugi. Domenico raccontava di essere stanco dei continui litigi, delle urla, delle parole brutte.

Superare il conflitto

Domenico raccontava di non riuscire a comprendere gli atteggiamenti di sua moglie. Non riusciva a capirne il motivo e soprattutto, non riusciva a comprendere il perché avessero, ancora una volta, chiesto aiuto a professionisti per risolvere “qualcosa che forse non si risolverà mai se non decideranno di separarci”.

Purtroppo, non ci sono soluzioni giuste in assoluto ai problemi che sorgono a causa dei conflitti. Per esempio, la mediazione aiuta ciascuno a trovare la soluzione migliore in base alle proprie esigenze.  Tra i “due litiganti” non ci sarà un vinto e un vincitore, ma tutti insieme lavoreranno per arrivare ad un accordo che sia la massima soddisfazione per tutti.

Il consenso

Abbiamo dato loro IL TEMPO di raccontare, di raccontarsi; il tempo di cui avevano bisogno accogliendo le loro lacrime, i loro silenzi, la loro voglia di parlare e di dire a noi e a se stessi cosa stessero vivendo. In mediazione, il tempo non è quello materiale scandito dall’orologio, ma uno interiore in cui trova spazio la ricerca si sé, nel riconoscimento lento progressivo della propria sofferenza e della propria debolezza. Il tempo interiore è custode di speranze, di progetti, di attese e di aspettative. È nel tempo della mediazione che le persone si ritrovano a dar voce a ciò che provano.

Entrambi hanno dato il consenso a procedere…

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