Il secondo incontro, inizia con un riassunto di quanto emerso la volta precedente per poi giungere ad una fotografia del momento: il qui ed ora.

Hic et nunc

L’impegno assunto durante l’incontro precedente era quello di porsi in ascolto dell’altro cercando di soddisfare i suoi bisogni e provando ad “esserci” l’uno per l’altra.

I mediatori hanno chiesto ai coniugi di presentare quella che era la “fotografia del momento“, ciò che era successo dall’ultimo incontro sino a quel momento, ciò che erano Carla e Domenico in quel momento.

Carla ha raccontato di essersi sentita meno sola. Si era sentita accolta, presa in considerazione, rispettata. Il “lui accusatorio” si stava trasformato in NOI: “noi dovevamo”…

Domenico ha raccontato di alcuni episodi che avevano gestito INSIEME: tante storie, tanti avvenimenti, tante situazioni, spesso ingarbugliate e a volte ingarbuglianti.

Genitori insieme

Nei loro racconti emergeva la loro dedizione a continuare ad esercitare il ruolo genitoriale. È stato importante riconoscerlo ed evidenziarlo per sottolineare la loro capacità di essere comunque genitori insieme malgrado la crisi che stavano vivendo come coppia.

Questo sottolineare la realtà dei fatti, riformulata in modo da essere chiara e condivisa per tutti, è già un primo elemento distintivo della mediazione, che lavora sul presente per il futuro, senza indagare gli eventi del passato.

Ri-innamorarsi

Il mediatore, pur non ignorando i vissuti emotivi di entrambi ed anzi accogliendoli tramite l’ascolto empatico, sceglie di riformulare solo quelli che sono connessi alle strategie e ai bisogni, e che quindi costituiscono la via maestra per arrivare all’interesse comune.

“Ci avete raccontato di esservi innamorati molto tempo fa, quando eravate due giovani ragazzi alle prese con la scuola e il lavoro. Signor Domenico, cosa di Carla l’ha fatto innamorare?”

“Era bella, dolce, sempre sorridente. […] Insomma….ho capito subito che sarebbe stata perfetta come mia moglie! Io l’ho scelta e forse lo faccio ancora…!

Nel rispondere, Domenico guardava sua moglie, le faceva un occhiolino ogni tanto, modulando la voce più del solito e scandendo perfettamente le parole: è come se volesse farle arrivare ogni singola parola – “Io l’ho scelta e forse lo faccio ancora…”.

Carla sorrideva. I suoi occhi brillavano di una luce particolare: sembrava serena. Aveva bisogno di ascoltare da suo marito parole rassicuranti che le permettevano di sentirsi amata.

 

 

Ritorna ora il concetto di “posizione mediana”, in quanto il mediatore, dovrà adesso spostarsi lentamente dal Signor Domenico alla Signora Carla per porle la stessa domanda. Il mediatore ha il compito di bilanciare i livelli, di metterli sullo stesso piano. È importante che ciò avvenga per non permettere che nessuno si senta “lasciato solo”; è importante perché entrambi hanno bisogno di sentire dall’altro che erano e sono apprezzati, amati, scelti!

“E lei Signora Carla, cosa di Domenico l’ha fatta innamorare?”

“Ci siamo conosciuti quando eravamo giovanissimi. Lui mi guardava, mi faceva la corte, mi faceva sentire bella, desiderata. Era dolce…  

Sono rimasti fermi a guardarsi, in silenzio…

Il silenzio

In mediazione il silenzio non consiste soltanto nel fatto che ad un certo punto l’uomo cessa di parlare. Il silenzio diviene qualcosa di più di una semplice rinunzia alla parola, forma l’uomo non meno della parola sebbene in misura diversa. Incontriamo anche il silenzio come tensione alla verità, come un fenomeno a sé che permette il riconoscimento più profondo fra le persone. Il mediatore crea uno spazio e un tempo perché le parti possano vivere senza timore né imbarazzo i momenti di silenzio che non rappresentano affatto la fuga da qualcosa ma concedono una “sosta al pensiero”. Sostare nel silenzio significa poter incontrare più profondamente le proprie emozioni senza la protezione delle parole, significa far parlare i sentimenti e i vissuti, significa incominciare ad ascoltare quanto l’altro sta dicendo, infine comprendere e scoprire.

Un silenzio che accoglie e che riconosce.

Quello che viene a crearsi è un duplice movimento “in avanti”, uno spostamento dal passato al presente/futuro, sul doppio piano del contenuto e delle emozioni.

Passo dopo passo

Abbiamo dato loro il tempo di cui avevano bisogno: Carla e Domenico avevano bisogno di vivere quel “nuovo incontro”, questa nuova condizione, di sperimentare questa nuova possibilità.

 

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