Per comprendere la mediazione è necessario viverla direttamente, perché solo chi ha varcato la soglia della stanza dei segreti o del possibile sa bene che non si può definire!

“L’essere mediatore non è una tecnica, una strategia.
Mediatori si diventa ogni volta che si entra nella stanza di mediazione.”
-Dott.ssa Ilaria De Vanna-

Spazio mediativo

La stanza di mediazione è il luogo dell’incontro con l’altro, uno “spazio mediativo” in cui le parti hanno la possibilità di dare espressività sia al dolore e alla sofferenza che alla felicità e alla gioia.
È uno spazio che accoglie, senza costringere e senza disperdere gli echi della memoria e delle emozioni, che restituisce e colora attraverso il suono del ricordo e dell’emozione dell’altro.

 

È un luogo che protegge e al contempo libera la fragilità e la forza dei mediati e dei mediatori, che consente la sospensione della ostilità reciproca che fa breccia nel muro eretto a difesa da e tra i configgenti.
È lo spazio delle parole e dei silenzi che chiedono rispetto e accoglienza e che talvolta si fanno assordanti, soprattutto per il carico di emozioni e vissuti che trasportano.

 

L’essenza della stanza

L’ambiente protettivo della stanza consente l’abbandono della maschera e permette a tutti i presenti di vedersi e vedere l’altro nella sua umanità più autentica e vera, scevra dall’impalcatura del ruolo e della categoria.
Nella stanza non entrano mariti, mogli, vittime, rei; entrano persone che portano con sé la quotidiana fatica di vivere, gravata dal peso insopportabile del conflitto, persone che chiedono, a volte anche senza saperlo, di essere riconosciute.
La stanza di mediazione è anche un “TEMPO”: tempo dilatato dall’esigenza di rispettare i ritmi dell’altro, né troppo, né troppo poco.
Ma nella stanza, tempo e spazio di fondono per diventare tempo/spazio dell’accoglienza, tempo/spazio di comunicazione con se stessi e con l’altro, tempo/spazio per il riconoscimento di se stessi e dell’altro, senza maschere e steccati.
Tempo/spazio del rispetto e dell’accoglienza per l’altro, anche quando questo rifiuta la mediazione.

La storia di Domenico e Carla

Domenico e Carla sono sposati da quasi quarantacinque anni, ma non ricordano bene i momenti in cui comunicavano senza litigare: parlano di “una vita trascorsa a discutere”.

Due persone legate da sentimenti amorevoli, due personalità che hanno progettato insieme la loro vita momento per momento, sperimentandosi volta per volta come individui, come coppia, come genitori, sono diventati i protagonisti del proprio dramma conflittuale.
Dal loro racconto emerge la difficoltà ad andare oltre, a superare momenti di difficoltà che vanno accumulandosi senza che venga trovata alcuna soluzione per risolverli, superarli, imparare da essi. La situazione conflittuale di cui ci parlano sembra essere scandita dal dispiacere per qualcosa che “non è andata bene in passato” e la paura di perdersi, la paura di rimanere soli, la paura di perdere le abitudini che hanno caratterizzato la loro vita insieme. Nelle loro parole, tutto assume una sfumatura disfunzionale facendo emergere i lati più oscuri di un rapporto entrato in crisi ormai da tempo.

La loro preoccupazione per i figli e la forte tensione in casa, dovuta alla difficoltà di trovare un punto di incontro, hanno spinto la coppia a cercare una soluzione, un rimedio, una via d’uscita.

L’accoglienza 

“Vogliamo capire se abbiamo ancora una possibilità per salvare il nostro matrimonio, altrimenti siamo disposti anche ad allontanarci.”

Sin dalle presentazioni abbiamo cercato di creare un clima tranquillo, sereno, familiare.
Abbiamo chiesto loro di raccontarci il perché avessero chiesto un incontro presso il nostro Ufficio.
Abbiamo spiegato loro il senso del percorso di mediazione, quali aspetti concerne e che cosa si propone di ottenere.
Nel fornire le informazioni e rispondendo alle loro domande, ci rivolgevamo sia a Domenico che a Carla, spostando frequentemente lo sguardo da uno all’altra, allo scopo di “stare” allo stesso momento con entrambi.

 

“Questo è un luogo in cui sarete accolti come persone. Sarete ascoltati, non giudicati e allo stesso tempo avrete la possibilità di ascoltarvi a vicenda cercando di comprendere il punto di vista dell’altro. Il percorso di mediazione è assolutamente volontario e per questo motivo, nessuno può obbligarvi a percorrerlo. Noi siamo mediatori non siamo giudici e non esprimiamo perciò pareri o giudizi, né imponiamo una soluzione. I protagonisti di questo cammino siete voi e ciascuno potrà esporre il proprio punto di vista rispetto alla vostra storia.”

 La mediazione ha il potere di costruire uno spazio e un tempo esclusivi, in cui le parti possano essere accolte come persone e possano riscoprire l’esperienza dei sentimenti e dell’emotività dando significato ad ogni momento del dramma conflittuale.
La bellezza della mediazione sta nel riuscire ad andare oltre, andare oltre la storia, oltre i “fatti”, dando esclusivamente voce alle emozioni.
Il percorso mediativo consente «una trasformazione nel tempo ma anche nello spazio», di fatto la mediazione offre «un tempo ed uno spazio di parola» (J.Morineau, dal libro “Lo spirito della mediazione”).

 

CONTINUA…

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