E’ a questo punto che comincia a prendere forma l’accordo d’intesa: il Mediatore Familiare aiuta i partner a cercare alternative, li accompagna nel trovare le soluzioni meno costose e più vantaggiose per entrambi. Il mediatore controlla che il procedimento si svolga in modo equilibrato, ma cede alle parti il controllo dei contenuti, le decisioni devono partire da due adulti impegnati nella ricostruzione di un nuovo assetto relazionale perché è del loro presente e del loro futuro che si sta parlando; le scelte, le decisioni non devono essere prese da altri per loro. Sono le persone che consapevolmente arrivano ad un accordo, ovvero il risultato di un lavoro comune frutto del consenso!

L’incontro “Faccia a faccia”

E’ il momento in cui viene data la parola a ciascuna delle parti per permettere ad entrambe di esprimere il proprio punto di vista sull’oggetto del conflitto e rendere esplicito il proprio bisogno. E’ il momento di espressione e di ascolto reciproco.

Stavamo accogliendo le loro emozioni, facendo sì che risuonassero: le stavamo rispecchiando dando loro voce, anche trasformando le accuse in richieste per permettere loro di riconoscersi nella reciproca situazione di sofferenza.

Stavamo utilizzando un altro particolare strumento della mediazione che è la SINTESI: si tratta di una modalità comunicativa che consiste nel ri-dire e ri-offrire alle persone qualcosa che hanno detto utilizzando le loro stesse parole o altre pertinenti. Risulta essere importante in quanto permette alle parti di ascoltarsi attraverso la ripetizione/sottolineatura del mediatore che cerca di essere un ponte tra i due, mettendo in comune i loro racconti. Attraverso la sintesi del mediatore, le parole, le emozioni, i racconti possono essere veicolati da una parte all’altra per essere compresi, accettati.

 

Di chi è la colpa?

Parlavano e riparlavano del loro conflitto passandosi la palla della colpa: “è colpa tua se…” – “tu, però…”

La mancanza di comunicazione e la tendenza a dare sempre la colpa all’altro risuonavano forti nella stanza tanto da convincere noi mediatori a sottolineare l’importanza dell’ascolto reciproco, la necessità di ascoltarsi senza interrompere o offendere l’altro e l’esigenza di rispettare ciò che l’altro ci sta dicendo.

La “mancanza di comunicazione”, più volte raccontata da entrambi, sembrava essere accompagnata da un “non voglio ascoltare ciò che mi stai dicendo perché per me non è vero”.

La tregua

Il mediatore prende atto del dolore della coppia ed offre loro una tregua, si dispone all’ascolto senza dare giudizi, non entra nel merito delle decisioni e guida la coppia ponendola sul piano del presente per avviarla al futuro.

Carla e Domenico si parlavano, a volte utilizzavano le stesse parole, ma senza riuscire a capirsi.

Un punto di incontro

“Mi piace pensare alla famiglia come ad un albero. Così come le radici dell’albero prendono il nutrimento dalla terra e lo sostengono, anche l’uomo si nutre e pone le radici nei pensieri, nei sentimenti, nelle emozioni. L’albero va piantato nel posto giusto e curato con dedizione. Piantare semi di azioni giuste è il modo per far emergere il meglio di ogni cosa. Va curato. I rami spesso vanno potati per permettere ai nuovi di crescere. Questo è un processo, una strategia che darà foglie, fiori e frutti nuovi. E la pianta farà altri semi da cui nasceranno nuove piantine”.

Parlavano, ripetevano un concetto più volte, si incolpavano a vicenda, riportavano alla luce emozioni risalenti a molti anni prima.

Ma stava succedendo qualcosa di strano: Carla e Domenico cominciavano pian piano ad ascoltarsi, a comprendersi. Si stavano mettendo l’uno nei panni dell’altra.

Carla verbalizzava il suo bisogno di essere amata e riconosciuta come donna e come madre; Domenico raccontava del suo bisogno di vivere una vita serena con sua moglie.

Di qui, l’importanza del loro legame, della loro famiglia.

Sembrava che si stessero guardando per la prima volta. Da quando si erano seduti su quelle sedie, non avevano mai incrociato i loro sguardi. Si stavano riconoscendo.

Dai loro bisogni, dalle loro richieste, nasce il loro impegno ad andare in contro all’altro. L’impegno è quello di porsi in ascolto provando a soddisfare il bisogno espresso, provando ad esserci l’uno per l’altra.

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