Perché nessuno mi ascolta? [GEN n.4]

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    Nelle relazioni possono esserci difetti comunicativi che possono favorire incomprensioni, per esempio: parlare tutti insieme, squalificare  l’altro, passare da un argomento all’altro, farsi influenzare reciprocamente, trascurare la turnazione.

    Non sentire, ma comprendere

    L’ascolto implica un entrare in punta di piedi nel mondo dell’interlocutore e, quindi, si rende necessario sospendere qualsiasi forma di giudizio. Molto spesso, nella nostra modalità di ascolto, presi da mille impegni, ci fermiamo alla superficie della comunicazione senza coglierne i significati più profondi. L’ascolto necessita di tempo, interesse e di attenzione nei confronti del proprio interlocutore. Non ha a che fare solo con la parola detta, ma con il silenzio. Anche il silenzio ha bisogno di ascolto, perché è intriso di emozioni, ricordi, suoni, messaggi, che la parola sovente nasconde.

    Attenzione unitaria

    Interessante è la riflessione che scaturisce dall’analisi dell’ideogramma cinese inerente la parola “ascoltare” che, come si può vedere, è un insieme di componenti: l’orecchio ma anche l’occhio per “vedere”, il “tu”, l’alterità che ci sta davanti, che non è lo specchio di me stesso, non è quello che io vorrei che l’altro fosse, ma è proprio “un altro”. Infine, vi è il cuore perché, come sostiene Antoine de Saint-Exupéry ne “Il piccolo principe”, «non si vede bene che con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi».
    Tutto questo deve essere presente unitariamente per ascoltare bene l’altro.                  Sono rare le persone capaci di ascoltare. Quando le troviamo amiamole e teniamocele strette: sono amici preziosi e maestri di vita.

    “Ascoltare non è prestare l’orecchio, è farsi condurre dalla parola dell’altro là dove la parola conduce”. 

    Umberto Galimberti-

    L’arte della comunicazione

    “Quando un orecchio si affina diventa un occhio”.                           -Gialal al-Din Rumi-

    Ogni comportamento veicola un messaggio, un’informazione o, più precisamente una comunicazione. E dato che non è possibile assumere un non-comportamento, non è neanche possibile non comunicare. Infatti, Paul Watzlawick e gli studiosi del Mental Research Institute di Palo Alto (California) definirono come il primo assioma della comunicazione umana: “non si può non comunicare”. 

    Ho bisogno di essere ascoltato

    “Tu non mi ascolti…” è un chiaro segnale che c’è qualcosa da modificare nel nostro atteggiamento e che non stiamo dando, non solo il giusto rispetto, amore, complicità a chi abbiamo davanti, ma nemmeno quello che vorremmo ogni giorno per noi: essere ascoltati!

    Non potresti solo ascoltarmi?

    Quando chiedo di essere ascoltato e tu cominci a darmi consigli, non fai quello che ti ho chiesto!
    Quando chiedo di essere ascoltato e tu cerchi di trovare una soluzione al mio problema, non mi aiuti. Non fai quello che ti ho chiesto!

     

     Se ti chiedo di essere ascoltato e mi dici che non dovrei sentirmi in quel modo, calpesti i miei sentimenti. Non fai quello che ti ho chiesto!

    Una buona soluzione

    Ogni tanto fermati e stai in silenzio, ritagliati uno spazio e un tempo tutto per te. Ascolta quella vocina interiore che sempre ti parla e ti guida, non soffocarla.

    AscoltaTi – siamo costantemente indaffarati tra mille cose da fare, bombardati da stimoli, ma raramente ci fermiamo ad ascoltare noi stessi.
    Come facciamo a pretendere che gli altri ci ascoltino se non siamo noi per primi a sapere cosa vogliamo comunicare?

     

    Sviluppa l’empatia – è il cuore dell’intelligenza emotiva e implica la capacità di fare esperienza delle sensazioni dell’altro senza per questo perdere la propria identità. Ascoltare significa essere attivamente in ascolto dei bisogni che il nostro  interlocutore ci sta comunicando. La capacità di ascoltare è una qualità sempre più rara nelle persone, esattamente come la  capacità di ascoltare la parte più profonda di noi stessi.

     

    Permettiamo all’altro di sentirsi ascoltato e capito; solo allora le emozioni negative svaniranno, lasciando posto a quelle positive. 

    Non giudicare –  Credendo di sapere tutto dell’altro, ci poniamo in una posizione di superiorità e giudichiamo quello che ci viene detto. Sii aperto al dialogo, senza giudicare. Quando qualcuno sta condividendo le proprie emozioni è essenziale riconoscergliele, permettendo anche all’altro di identificarle, in modo da soddisfare quel bisogno di riconoscimento celato in ognuno di noi.

    Non aver paura dell’altro

    Non sentirti in imbarazzo – Spesso accade di essere in compagnia di persone che conosciamo poco e, quando esse parlano, non sappiamo cosa dire. Sentendoci in imbarazzo, cerchiamo, nella nostra mente, un argomento su cui discutere. La ricerca di un argomento che immaginiamo possa interessare il nostro interlocutore, ci rende impossibile la comprensione di ciò che l’altro ci sta comunicando.

     

    Vi è mai capitato, mentre ascoltate il vostro interlocutore, di pensare già a cosa rispondergli, ancora prima di sapere cosa vuole dirci?

    Non aver paura del silenzio – Abbiamo paura di rimanere in silenzio. Eppure quel silenzio è una energia potente nella quale abbiamo la possibilità di espanderci ed espandere la nostra coscienza.

     

    Vi è mai capitato di interagire con qualcuno che ascolta in silenzio il nostro discorso?

    Non sentirti sbagliato – Spesso, durante una conversazione, immaginiamo di non parlare di cose interessanti, gradevoli o, forse, anche noiose e di poco conto. Allora, per difenderci, passiamo al giudizio e pensiamo che l’altro è asociale.

     

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