“La donna deve stare a casa e deve crescere i figli!”“Se lavori chi lava, stira e cucina?” oppure, “Se lavori chi lava i piatti?”Sono queste le frasi che siamo abituati a sentire dai nostri nonni perché in passato funzionava così: la donna doveva stare a casa ad accudire i figli e a preparare il piatto al marito che tornava da lavoro.

Per fortuna oggi questa mentalità sta scomparendo e mentre le donne, con qualche difficoltà iniziano a ricoprire cariche privilegiate a lavoro, gli uomini iniziano a “fare le cose da femmine”. Tuttavia una mamma in carriera non avrà proprio gli stessi privilegi di una donna single che vive sola. E no, perché la mamma quando torna da lavoro (se ha ancora un lavoro dopo la gravidanza) deve cucinare, sistemare la casa e mettere a letto i bambini. E’ vero, i mariti di oggi, in casa e con i figli collaborano un pò di più ma la nostra cultura maschilista è difficile da sconfiggere.

E poi lo Stato non è sempre dalla nostra parte, perché sappiamo benissimo che in Olanda o in un altro paese scandinavo fare la mamma e lavorare è semplice.

Insomma, a  prendersi cura della famiglia, dei figli e dei genitori anziani e non autosufficienti in Italia, è sempre la donna. Conciliare attività lavorativa ed esigenze familiari è un problema sempre più sentito e le donne rimandano il desiderio di maternità.

L’ultimo secolo è stato caratterizzato da numerosi cambiamenti a partire dall’evoluzione della famiglia fino all’emancipazione della donna. Ed è proprio la donna che con il riconoscimento dei diritti fondamentali si è inserita sempre di più nella società iniziando a svolgere lavori extra domestici.

Ma come si è trasformata la famiglia?

Innanzitutto la famiglia si è evoluta: la classica famiglia patriarcale dei nostri antenati è stata sostituita da quella nucleare. Da una casa in cui genitori, nonni e figli vivevano tutti sotto lo stesso tetto a una casa con genitori (e in alcuni casi anche single o non sposati) e meno di 2 figli.

Tuttavia, fino agli anni ’50 la famiglia italiana era di tipo tradizionale, fondata sulla sacralità del matrimonio e su una precisa divisione dei ruoli tra i coniugi.

Oggi si assiste ad un invecchiamento della popolazione dovuto sia alla riduzione della fecondità sia ad un aumento della speranza di vita.

Con l’aumento dell’aspettativa di vita e il rapporto sempre più sfavorevole tra popolazione attiva e non attiva, aumenteranno anche le spese per gli anziani relative alla cura, all’assistenza e alla previdenza.

Si assiste anche a un mutamento della struttura familiare in senso antiautoritario. Si rileva maggior parità tra i coniugi e anche nel rapporto tra genitori e figli; la potestà, ora responsabilità è sempre più limitata in quanto i figli hanno più voce in capitolo in merito alle loro scelte di vita.

Altri mutamenti invece, hanno inciso sulle relazioni di cura; ovvero l’incremento dell’occupazione femminile e della instabilità coniugale. Il nuovo ruolo della donna lavoratrice ha avuto ripercussioni sulla famiglia stessa; la donna madre e lavoratrice non sempre riesce a conciliare la vita lavorativa e la vita familiare. Venendo meno nelle funzioni di cura, si assiste a un crescente intervento e sostegno dello Stato.

Il modello di famiglia fondato sulla divisione dei ruoli, uomo procacciatore di reddito e donna madre con ruoli di cura, sta svanendo.

 

Donna, madre e lavoratrice

La donna ha iniziato a ricercare la propria autonomia e del tempo da dedicare a un lavoro retribuito. I tassi di fertilità sono correlati al tasso di occupazione femminile; l’insicurezza sul lavoro o le difficoltà nel conciliare famiglia e lavoro sono fondamentali per comprendere i bassi tassi di natalità. E se in passato per creare una famiglia si considerava il reddito dell’uomo, oggi si considerano la carriera delle donne, il suo reddito e soprattutto le politiche di conciliazione.

Non può più esserci divisione di genere all’interno della famiglia. In Svezia, ad esempio, non c’è differenza fra papà e mamma. Entrambi i genitori possono stare a casa contemporaneamente e per due settimane subito dopo la nascita del figlio.

 

 

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In Italia la donna ha il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo di 5 mesi che possono essere suddivisi in 2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto. Le madri lavoratrici vengono retribuite con un’indennità pari all‘80% dello stipendio.  A questo periodo di congedo obbligatorio si può far seguire un congedo facoltativo, da richiedere entro i 12 anni di età del figlio, che consiste in altri sei mesi che vengono retribuiti al 30%. Ai padri lavoratori dipendenti spettano due giorni con un’indennità al 100% della retribuzione.

 

In Italia le condizioni lavorative per le madri continuano a non migliorare. Le donne hanno diritto a lavorare proprio come gli uomini.
Quindi perché devono ancora scegliere tra la carriera professionale e il diventare madre?

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