La procura ha aperto un fascicolo.
Indagata la mamma per ipotesi di maltrattamento su minori.

Versa in gravi condizioni la bambina di un anno ricoverata all’ospedale dei bambini di Palermo con evidenti segni di maltrattamenti accertati dai medici pediatrici.

La piccola viveva insieme alla sorella poco più grande di lei, con la madre di 22 anni forse in attesa del terzo figlio e il suo compagno. Ad allarmare i soccorsi è stata proprio la suocera, madre del nuovo compagno.

Ora è ricoverata nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Palermo
ma non è in pericolo di vita

Solo la settimana scorsa, anche la figlia maggiore di soli 3 anni è stata ricoverata in ospedale per varie fratture – “stava giocando ed e caduta” – avrebbe affermato la madre.

La procura ha aperto un’inchiesta, le bambine in queste ore sono state affidate al direttore sanitario mentre la madre probabilmente sarà denunciata per maltrattamento.

 

Non entriamo nel merito del lavoro dei servizi sociali e come procederanno per questo specifico caso… ma vediamo come un’assistente sociale affronta un caso di maltrattamento.

 

Come agisce un assistente sociale in questi casi?

Le leggi n.184 del 1983 (“Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”), n.328 del 2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) e n.66 del 1996 (Norme sulla violenza sessuale), attribuiscono al servizio sociale una competenza in ambito alla tutela del minore.

Per prassi, all’assistente sociale viene richiesto un parere e un intervento immediato nei casi in cui altri servizi oppure altri operatore, si trovino a dover gestire una situazione pregiudizievole di maltrattamento.

L’importanza e l’urgenza dell’argomento, richiedono un percorso metodologico atto ad affrontare la situazione di pericolo.
Un buon processo di aiuto si articola in fasi e tempi differenti sia rispetto alle esigenze di sostegno e di protezione del minore che alla necessità del professionista del sociale di comprendere le dinamiche familiari per dare sostegno ai genitori.

 

Rilevazione

L’operatore riceve una segnalazione in merito ad una situazione di sospetto e di accertato maltrattamento.

Siamo davanti ad un maltrattamento? Di che tipo? Il minore è sofferenze rispetto alla situazione?

Necessario in questa fase è il lavoro d’equipe con altri professionisti del sociale capaci, insieme, di valutare le condizioni del minore.

In questa fase è indispensabile instaurare un dialogo di fiducia con la famiglia, in modo da rendere trasparente e chiaro quello che è il progetto di sostegno.

 

Segnalazione all’autorità giudiziaria

Attraverso una relazione sociale, l’assistente sociale informa il giudice di quanto è emerso durante la fase di rilevazione. A tal punto, sarà la magistratura a valutare gli elementi e richiedere un intervento mirato alla protezione.

I possibili interventi posso essere:

  • tutela;
  • affido;
  • vigilanza.

L’assistente sociale viene investito del ruolo di controllo e di monitoraggio di tutto il percorso di sostegno.

 

Valutazione

In questa fase, l’assistente sociale ha il compito di verificare se ci sono risorse utili al cambiamento. Si tratta di risorse interne ed esterne della famiglia, del bambino, dalla rete dei servizi.

È una fase in cui trovano ospitalità anche i genitori, con le loro paure, ansie, difficoltà genitoriali e personali.

 

Trattamento

Se i genitori si mostrano disponibili al recupero delle proprie capacità genitoriali, gli interventi saranno mirati al reinserimento del minore presso il nucleo familiare; al contrario, se i genitori non mostrano interesse a migliorare, il minore sarà accompagnato all’allontanamento attraverso terapie individuali.

 

INOLTRE…

È bene sottolineare l’importanza del lavoro di equipe in situazioni di maltrattamento e abuso. Nel lavoro con e per le persone fragili, sono tanti i sentimenti e le emozioni che vengono suscitate. Si prova rabbia, paura, inadeguatezza, onnipotenza e se non c’è la possibilità di supervisione, di confronto, di condivisione, si potrebbe cadere in inganno rischiando di agire in maniera errata e non nell’interesse del minore.

 

Scritto in collaborazione con Katia Dimuccio.

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