La mediazione richiede grandi attenzioni che derivano da una costante preparazione, ma soprattutto passione. Per praticarla non basta conoscerla, occorre crederci, occorre esercitarla e, prima ancora, assumerla nella propria vita come stile relazionale.

Per cominciare, ricomincio da me …

Come un pittore

Difficile trovare parole molto serie,
tenterò di disegnare, come un pittore farò in modo di arrivare dritto al cuore
con la forza del colore.
Guarda, senza parlare…
Azzurro come te, come il cielo e il mare
e giallo come luce del sole, 
rosso come le cose che mi fai provare
Disegno l’erba verde come la speranza
e come frutta ancora acerba.
Adesso un po’ di blu, come la notte
e bianco come le sue stelle con le sfumature gialle.
Per le tempeste non ho il colore.
Con quel che resta disegno un fiore.
(testo canzone “Come un pittore” – Modà) 
Noi giovani mediatori siamo un po’ come dei giovani apprendisti nelle botteghe dei più importanti pittori: siamo qui ad imparare ad utilizzare le matite, i pennelli, i colori, a mescolarli tra loro, ad imparare le diverse tonalità.
Siamo consapevoli che i primi tratteggi saranno quelli che ci verranno meno bene, ma saranno sicuramente quelli più importanti, quelli su cui andremo poi ad applicare i diversi pigmenti dei colori che più ci ispirano.

Il giovane mediatore, un pò come il giovane apprendista, conosce le buone prassi, ma sa bene che all’inizio non può improvvisare. Non deve.

Il giovane mediatore, così come l’apprendista, deve, pian piano “mettersi alla prova”.

 

Ci provo!

Partendo dal mio vissuto e dalla mia sensibilità, mi sono soffermata nello spazio definito dalla mediazione mediterranea, che predilige l’accompagnamento delle emozioni alla negoziazione, l’ascolto alla contrattazione, la percezione dei sentimenti al tecnicismo.

Il timore di non essere all’altezza, la necessità di accogliere emozioni forti, magari sopite, ma vive e presenti dentro di me, la fatica e l’impaccio di togliermi la maschera protettiva fatta di cinismo o di superficialità, sono stati oggetto di profonde riflessioni. Ho riflettuto sull’importanza di fare i conti con me stessa, con i miei limiti, con i miei punti di forza, ma soprattutto con i miei conflitti.

 

Ascoltarsi per accettarsi

Lo spirito della mediazione non è un quid teorico ed immutabile, piuttosto qualcosa che si costruisce attraverso l’esperienza pratica e la capacità di mettersi in gioco, giorno dopo giorno, accettando la fatica delle emozioni proprie ed altrui. Il mediatore deve essere in grado di ascoltare se stesso e deve avere un buon contatto con i propri sentimenti, anche se questi dovessero essere negativi, infatti, l’accettazione del proprio sé permette alla relazione con l’altro di essere autentica.

Con il tempo ho preso consapevolezza di questo e sono contenta di aver esplorato un mondo così diverso che si è poi insinuato nel mio, con vigorosa naturalezza, tanto da cooperare con lo stesso, apportandovi nuove ed efficaci risorse.

 

Ricostruiamo insieme

Come piccoli costruttori, i mediatori, insieme ai mediati, cercano di eliminare le macerie e iniziare a costruire una nuova realtà positiva, condivisa e per questo migliore per le persone che la vivranno. Non sempre si riesce a costruire; non sempre la costruzione riesce ad essere stabile, non sempre regge alle intemperie, ma credo che la gioia di essere riusciti a realizzare una piccola casa ben solida, ripaghi da qualsiasi difficoltà.

 

Lo spettacolo della mediazione

Affascinata dallo spettacolo della mediazione, ho respirato un’aria pura, o meglio incontaminata, dove le emozioni hanno finalmente tutto il tempo e lo spazio di espressione a 360°. E’ questo il motivo per cui ho deciso di provarci ad essere una mediatrice.

Ho deciso di avere nuovi occhi. Come insegna Marcel Proust, “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. In fondo, vale veramente la pena vivere nella mediazione: nel rifugio caldo, accogliente, sicuro in cui riposare l’anima dalle fatiche che l’apparire comporta.

 

Tai-chi

Qualche tempo fa mi son ritrovata a leggere un interessante articolo circa la disciplina del    Tai-chi. Si tratta di un’arte marziale di difesa che agisce sulla totalità della persona, sia sul corpo che sulla mente. Mira al raggiungimento del benessere completo coinvolgendo muscoli, polmoni, cuore, respirazione e movimenti del corpo.

Nel Tai Chi si eseguono una serie di movimenti lenti e circolari, ci si ricarica di energia o ci si rilassa proprio grazie ai movimenti del corpo. I risultati finali non sono frutto di casualità o solamente di talento. Dietro c’è un duro lavoro e soprattutto una grande cura, una grande attenzione che garantisce quella sensazione di equilibrio, di giusto.

Leggevo all’articolo e ripensavo alla mediazione … vederla in questo modo, può spaventare, generare ansia o la paura di non raggiungere l’obiettivo.

“Ma la mediazione è una pratica a livello alto, poiché cerca il perseguimento di altissimi obiettivi” (M.Martello – dal libro “L’arte del mediatore dei conflitti”).

 

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