Sarà più facile ottenere la cittadinanza italiana con lo ius soli? In questi giorni in Italia fa discutere la nuova legge sulla cittadinanza approvata dalla Camera a fine 2015 e ora in discussione al Senato. La cittadinanza italiana sarà riconosciuta ai bambini nati o che studiano nel nostro Paese.

La legge è sostenuta dal Partito Democratico mentre si oppongono la Lega e Forza Italia con manifestazioni in aula non passate inosservate. Il Movimento Cinque Stelle invece si è astenuto dalla votazione come aveva già annunciato Grillo in precedenza. Di Maio, vicepresidente della Camera, la definisce “una legge invotabile e uno strumento di propaganda elettorale. Lo ius soli lo hanno portato un giorno in aula al Senato e lo hanno rinviato a dopo il ballottaggio”.

Vediamo un pò come uno straniero otterrebbe la cittadinanza italiana.

 

Che cos’è lo ius soli?

La legge introduce lo ius soli temperato e lo ius culturae che sono differenti rispetto allo ius soli tipico diffuso in molti Paesi d’America che permette, a chi nasce sul territorio di uno stato Americano, di acquisire automaticamente la cittadinanza.

Vediamo nel dettaglio le differenze:

  • Ius soli temperato: un bambino nato in Italia diventa italiano se uno dei due genitori o entrambi si trovano in Italia da almeno 5 anni e hanno il permesso di soggiorno.
    Se il genitore non è cittadino europeo deve dimostrare di avere un reddito minimo non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, la disponibilità di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge e bisogna superare un test di conoscenza della lingua italiana.

 

  • Ius culturae: i minori stranieri nati o arrivati in Italia entro i 12 anni che abbiano frequentato per almeno 5 anni e superato un ciclo scolastico, potranno richiedere la cittadinanza italiana. I minori che arrivano in Italia tra i 12 e i 18 anni potranno richiederla dopo aver dimostrato di abitare in Italia da almeno 6 anni e superato un ciclo scolastico.

In entrambi i casi sarà necessaria la dichiarazione di volontà del genitore del minore o del suo tutore da consegnare al Comune di residenza entro il 18esimo compleanno. In assenza di questa dichiarazione, il diretto interessato potrà richiederla, entro i due anni successivi dal compimento della maggiore età.

 

La situazione attuale in Italia

Secondo la legge del 1992, il diritto di cittadinanza per nascita si basa sullo ius sanguinis: un bambino è italiano se almeno uno dei due genitori è italiano. Un bambino nato da genitori stranieri, anche se partorito sul territorio italiano, può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia legalmente e ininterrottamente.

Nel nostro Paese l’immigrazione è un tema serio e delicato che fa molto discutere.

E fa discutere anche lo ius soli. Abbiamo già una legge sulla cittadinanza. C’è già la possibilità di concedere la cittadinanza a chi vive regolarmente nel nostro Paese da 10 anni o per matrimonio.

Perché il Parlamento dovrebbe approvarne un’altra?

 

Le criticità della legge

Questa legge va a favore di tutti quei bambini che in Italia ci sono nati, frequentano la scuola e forse conoscono la grammatica e la storia meglio di un italiano. Non sono bambini italiani ma l’Italia è l’unico Stato che conoscono perché nel Paese di origine dei loro genitori non hanno mai vissuto.

Al contrario, come stabilisce la legge attuale, garantire la cittadinanza a chiunque, per il solo fatto di aver vissuto in Italia da 10 anni non è corretto.

Essere italiani oggi, significa possedere una cultura, delle tradizioni e dei valori

Lo straniero che vuole diventare italiano deve apprezzare e rispettare il nostro Paese. Certamente diventare italiani e vivere in Italia non annulla la propria cultura di appartenenza, ma sarebbe bello imparare a coltivare il rispetto dell’Altro.

Alla luce degli ultimi avvenimenti, che senso avrebbe diventare italiani agli occhi della legge e compiere un attentato in nome di una religione che neanche ci appartiene?
Integrazione e accoglienza si, ma imparando a rispettare la nostra Terra.

Prima di pensare alla cittadinanza bisogna lavorare sull’integrazione. E saper accogliere un “nuovo arrivato” e farsi accogliere nella propria cittadina o nella propria scuola, non è semplice.

bambini scuola

Anzi, è molto più facile associare l’immigrazione alla violenza e al terrorismo. Sicuramente c’è e ci sarà lo straniero che ruba, che uccide, che truffa così come c’è e ci sarà l’italiano che ruba, che uccide o che truffa.

Non è la nazionalità a rendere buona e rispettosa una persona.

L’Altro è sempre il diverso che fa paura, una paura che si elimina con la conoscenza. Non dobbiamo considerare lo straniero un problema, ma una risorsa. Dall’Altro possiamo imparare a conoscere tradizioni nuove, usanze diverse, una cultura differente da comprendere e rispettare.

 

Ma torniamo allo ius soli.

Questa nuova legge non starà a significare cittadinanza facile per tutti, perchè si diventerà italiani a certe condizioni. Ovvero, questa legge interessa tutte quelle persone che vivono già in Italia e di fatto sono italiani; la cittadinanza non verrà regalata, come molti pensano, ai clandestini che sbarcheranno sulle nostre coste!

Se una donna clandestina e incinta arriva in Italia e partorisce, il bambino non sarà italiano, lo ius soli puro esiste in America. Il nostro sarà temperato. E quindi quel bambino potrà ottenere la cittadinanza se sua madre, non clandestina, possiede un permesso di soggiorno e vive in Italia da almeno 5 anni. O se il bambino frequenta e supera almeno un ciclo scolastico.

Gli stranieri che diventano cittadini italiani avranno certamente gli stessi diritti di un italiano ma in egual misura saranno soggetti agli stessi doveri.

 

E se ci si concentrasse solo sullo ius culturae? Sarebbe più giusto e meritevole garantire la cittadinanza a un bambino che ha dimostrato di sapersi integrare, che frequenta la scuola e che parla la nostra lingua, a differenza dell’attuale sistema che si basa sul requisito della residenza ininterrotta. La vera integrazione passa dalla lingua.

 

Aggiornamento al 13 Settembre 2017 – Lo Ius soli scompare dal calendario del Senato, non ci sarà nessuna votazione. Esultano le opposizioni e i grillini affermano «una valutazione su una legge così importante andrebbe fatta dai cittadini tramite referendum». Il voto già rinviato a luglio si ferma anche a settembre perche la maggioranza non c’è e per il capogruppo del Pd Luigi Zanda non ha senso portare il provvedimento in Aula e poi non farlo approvare. Il Pd continua comunque a valorizzare e a sostenere la legge e rimane un obiettivo prioritario.

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