Proviamo mai a metterci in gioco provando a ragionare su quanto siamo capaci e disposti ad ascoltare?

Quando ci presentiamo a qualcuno, ascoltiamo il nome della persona che abbiamo davanti?

Se solo imparassimo ad ascoltare meglio, non solo faremmo un grande piacere emozionale al nostro interlocutore donandogli il giusto spazio e una maggiore dignità, ma impareremmo davvero l’importanza dell’incontro intimo con l’altro.

Nella maggior parte dei casi, siamo impegnati a presentarci nella maniera migliore: pensiamo al nostro modo di sorridere, alla forza con la quale stringere la mano per sembrare più sicuri…

Facciamoci caso, quando ci presentiamo i nostri nomi si accavallano, vengono pronunciati  contemporaneamente.

 

Allora, cosa vuol dire ascoltare?

Considerare e accogliere l’altro come “Altro da me”

 

Pensiamo a quanto spesso capita di spostare sull’altro alcuni dei nostri pensieri, desideri e bisogni, senza realmente comprendere ciò che il nostro interlocutore ci vuole comunicare.

O ancora, quante volte interrompiamo l’altra persona perché pensiamo di sapere già cosa ci sta dicendo? Quante volte abbiamo perso l’occasione di ascoltare quella sfumatura diversa, che però avrebbe cambiato il corso della comunicazione?

Ascoltare implica far silenzio dentro sé, spogliarsi dei preconcetti, dalle soluzioni.

Ascoltare vuol dire “fermarsi” e lasciare lo spazio e il tempo per permettere all’altro di essere ciò che è.

L’ascolto implica il tacere, il “non-consiglio”, l’aiutare la persona a trovare la soluzione più adatta a sé.

Un altro aspetto importante riguarda il non interrompere l’altro nel suo “raccontarsi”. Ogni volta che prendiamo la parola al suo posto, mostriamo, in maniera latente, ma incisiva, il nostro “devo dirti questa cosa perché è più importante di quello che hai da dirmi tu”.

“Io sono con te!” “Sto comprendendo quello che mi stai dicendo!” “Sento le tue emozioni!”

Ascoltare significa osservare l’altra persona. “Non si sente bene che con il cuore”, con gli occhi, non solo con le orecchie. Quello che riusciamo a trasmettere all’altro con i nostri occhi, con il nostro cuore, va ben oltre le semplici parole.

 

Qual è il tuo livello di ascolto?

Ignorare

Sento ciò che il mio interlocutore mi sta dicendo, ma ho altro a cui pensare. Non condivido nulla di ciò che l’altro sostiene e non ho voglia o, alcun interesse, di controbattere.

La mia è una opposizione di principio guidata dal pregiudizio.

 

Ascolto simulato

Cerco di far capire all’altro che lo sto ascoltando, ma in realtà non ho compreso neppure una parola. Tendo a comprendere solo ciò che mi interessa in maniera particolare.

L’unica mia risposta possibile è: “Eh, si! Certo..”

 

Ascolto attento

 Il nostro ascolto è perfetto, impegnato, rispettoso. Ci atteggiamo da professori; siamo attenti a non perderci neppure una parola pronunciata dall’altro.

Alla base vi è la logica.

 

Ascolto empatico

E’ il massimo ascolto. E’ l’ascolto che tende alla comprensione della logica emotiva. Ci offre l’accurata e la reale percezione della posizione dell’altra persona.

Si tratta di una totale comprensione ed immedesimazione nella posizione dell’altro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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