Questa volta la vittima di abusi sessuali è stata una ragazzina di 12 anni di Bari.

I carnefici? Un gruppo di ragazzi dai 13 ai 17 anni che la costringevano a sottostare a turno ad ogni loro richiesta, minacciandola inoltre di pubblicare i video dei loro rapporti con lei.     È una storia che durava ormai da mesi. I genitori hanno iniziato a notare un cambiamento in lei e pieni di preoccupazione hanno cercato di capire qualcosa ponendole diverse domande. La ragazza fortunatamente è riuscita a confessare tutto ai suoi genitori, che hanno subito denunciato l’accaduto.

 

Che intervento è stato attuato?

I carabinieri hanno eseguito la misura cautelare di collocamento in comunità nei confronti dei ragazzini. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica per i Minorenni, che ha confermato la veridicità dei fatti, grazie ad attenti controlli ed esaminando i cellulari dei ragazzi.

 

Si può dimenticare un abuso?

La violenza fa notizia, i mass-media se ne occupano e tutti si preoccupano per gli avvenimenti: ma dopo un po’ la notizia scompare e nessuno ne parla più.

Però, chi ha subito un abuso non lo dimentica.

 

Che cosa è l’abuso minorile?

L’abuso minorile è un “qualsiasi comportamento, volontario o involontario, da parte di adulti (parenti, tutori, conoscenti o estranei) che danneggi in modo grave lo sviluppo psicofisico e/o psicosessuale del bambino.”

Abuso è tutto ciò che impedisce la crescita serena del minore: vi rientrano quindi sia i comportamenti di tipo commissivo (maltrattamenti di ordine fisico, sessuale o psicologico) e sia di tipo omissivo (incapacità da parte dei genitori di fornire cure adeguate al proprio figlio).                                                                                                                           Tutto ciò, se causato dal genitore, potrebbe far decadere la responsabilità genitoriale.

 

Come si classifica la violenza?

  • Maltrattamento:
    • Fisico: è facilmente riconoscibile in quanto s’intende infliggere dolore al bambino
    • Psicologico: è difficile riconoscerlo, se non quando si verificano gli effetti sulla personalità del bambino
  • Abuso sessuale: comprende tutte le pratiche sessuali sia manifeste che nascoste.
    • Familiare: è attutato da qualsiasi membro della famiglia sia questa nucleare (padre, madre) che allargata (nonni, zii, cugini)
    • Extrafamiliare: è attuato generalmente da persone conosciute dal minore (vicini di casa, conoscenti)
    • Istituzionale: quando è attuato da tutti coloro ai quali viene affidato il minore per ragioni di cura ed educazione (educatori, maestri, bidelli ecc)
    • Da parte di sconosciuti: attuato principalmente da estranei incontrati per strada.
  • Sfruttamento sessuale a fini di lucro: da parte di singoli o gruppi per lo sfruttamento della prostituzione;
  • Violenza da parte di gruppi organizzati (sette, pedofili, ecc);

 

Come si può capire se un minore è stato soggetto a violenza?

Se non si tratta di maltrattamento fisico, facilmente riconoscibile, per poter capire se il bambino è stato vittima di violenza, bisogna osservare i suoi atteggiamenti e comportamenti:

  • stato di confusione;
  • difficoltà a dormire in modo regolare;
  • rifiuto del cibo;
  • paure insolite;
  • cambiamenti di umore;
  • aumento esagerato dell’aggressività.

Ovviamente queste non sono prove certe, ma solo indicazioni da prendere con le pinze che permettono di fare più attenzione.

In tutto ciò importante è la figura dell’assistente sociale che provvederà non solo a prendere in esame i suddetti comportamenti, ma si preoccuperà, insieme alla sua équipe, di svolgere un colloquio con il minore, usando soprattutto il disegno come strumento diagnostico.

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