Il processo di riorganizzazione delle reti e dei confini familiari è un percorso complesso e impegnativo che non coinvolge solo la coppia, ma inevitabilmente tira in mezzo anche i bambini. I figli fanno parte del sistema famiglia, perciò vogliono essere informati su ciò che sta accadendo e vogliono poter esprimere la loro opinione.

Ma è il caso di coinvolgerli nella mediazione?

Alcuni mediatori non incontrano mai i bambini, anche se sono i genitori a chiederlo.
Questo servirebbe a tutelarli dal conflitto genitoriale. La presenza dei bambini nella mediazione avviene attraverso una presentificazione con i racconti dei genitori, le foto e il pensiero a loro rivolto.

“Nei colloqui di mediazione familiare i bambini sono presenti dall’inizio alla fine, ma sempre nella mediazione affettiva dei loro genitori. Il mediatore assume per così dire la rappresentanza dei bambini, nel senso che richiama costantemente al loro interesse, pur evitando con cura toni colpevolizzanti o ricattatori, ma è una rappresentanza temporanea che ritorna ai genitori nell’arco del colloquio, una rappresentanza che non ha mai nulla di
istituzionale, che mai sottrae quel particolare bambino alla rete di rappresentazioni ed affetti che lo legano a quei particolari genitori.”

“Spetta sempre ai genitori prendere decisioni per i figli, non va perciò scaricato su di
loro il peso di decisioni importanti come quelle che vengono prese a seguito della
separazione. In condizioni normali gli interlocutori privilegiati di un bambino sono i suoi genitori, che prendono decisioni per lui. I genitori che si separano sono genitori normali che, semmai, non devono confondere il proprio fallimento coniugale con il venir meno delle loro prerogative genitoriali.”

 

Secondo alcuni…

Non è il caso di coinvolgere il minore in caso di conflittualità minima, dove i genitori sono in grado di rappresentare i bisogni dei figli e sono in grado di distinguerli dai propri, ma quando ciò non avviene è utile coinvolgere i bambini per far emergere i loro reali bisogni, aspettative, preoccupazioni e paure.

I figli ricevono spesso informazioni confuse e il loro coinvolgimento permette di fare maggiore chiarezza e spostare l’attenzione sulle loro priorità.

Chi sostiene questa posizione critica chi non coinvolge i bambini pensando di
preservarli magicamente, come se fossero inconsapevoli o estranei, vittime passive
e ingenue. Vi è inoltre una presunzione di competenza dei genitori rispetto ai bisogni
dei loro figli, cosa, purtroppo, non sempre vera.

Bambini coinvolti

Il coinvolgimento dei bambini nella mediazione, naturalmente non può avvenire in
qualunque momento e richiede una fase di preparazione in cui vengono spiegate le
finalità e le necessità. Il coinvolgimento deve avvenire in una fase in cui la coppia ha già superato parte delle conflittualità; deve avvenire, cioè, in un clima di collaborazione.

Disegno congiunto della famiglia

Cigoli, Galimberti e Mombelli hanno messo a punto una tecnica molto efficace di
lavoro in presenza dei figli. In un incontro con tutta la famiglia, viene data la consegna di fare un disegno insieme, di rappresentarsi così come sono ora, mentre stanno facendo qualcosa, in cui ognuno può disegnare se stesso o gli altri in qualsiasi posizione del foglio.

“Mettere l’uno accanto all’altro i membri della famiglia finora in conflitto ha di per sé un
significato, in quanto rende possibile, seppure con un artificio, la coesistenza di punti di vista diversi, cosa che di solito è temuta e contemporaneamente desiderata dai figli.”

Nel corso dell’incontro i genitori possono straordinariamente osservare come i figli,
indipendentemente dall’età, hanno una conoscenza di ciò che è accaduto di gran lunga maggiore rispetto ai genitori stessi.
In seguito sarà la famiglia stessa, guidata dal mediatore, ad analizzare il disegno, sulla base delle posizioni dei componenti, le distanze e le vicinanze, immagini che hanno colpito maggiormente l’attenzione, tutti questi elementi saranno oggetto di
riflessione congiunta, con particolare riferimento ai bisogni emergenti dei bambini.

 

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