Tra gli strumenti per la definizione stragiudiziale delle controversie particolare rilievo assumono gli istituti della mediazione.

La mediazione civile e commerciale, introdotta con il cd. Decreto del fare nel 2013 e successivamente convertito in Legge 9 agosto 2013 n. 98, con lo scopo di risolvere in maniera breve e in via stragiudiziale, le liti tra le parti senza dover arrivare alla loro discussione davanti al Giudice del Tribunale Civile che richiederebbe tempi molto lungi e costi superiori.

Dal 2018 la mediazione civile e commerciale obbligatoria è diventata una prassi procedurale stabile.

Perché la mediazione?

SAPEVI CHE
La Giustizia Civile italiana ha circa 5 milioni di cause civili arretrate
(Banca Mondiale – Doing Business 2012)

Chi inizia una causa civile è spesso animato da un forte sentimento di rabbia per aver subito un torto per il quale si desidera riceve giustizia. E’  prassi, quindi, ricorrere al Tribunale nella speranza di ottenere, per mezzo di una sentenza, la ragione, la giustizia desiderata.

Ma dopo anni trascorsi tra udienze, rinvii e ancora udienze, sostenendo spese cospicue, quanti sono riusciti ad ottenere giustizia?

La mediazione civile offre soluzioni alternative, concrete in tempi rapidi e a costi molto contenuti.

CURIOSITA’
La figura del mediatore, introdotta nel 2013 dal “decreto del fare”, interviene anche nelle liti condominiali. Visto che in Italia, su 5 milioni di cause civili pendenti, il 20% riguarda questo genere di controversie, l’obiettivo è quello di trovare in tempi brevi una soluzione prima che si arrivi in tribunale, provando a recuperare col dialogo una serena convivenza tra i litiganti.

…Il terzo media

Una nuova professione quella del mediatore che richiede una formazione appropriata come sottolinea Saverio Fossati de “Il Sole 24 ore”: avere una laurea triennale, frequentare un corso obbligatorio presso un Istituto di mediazione, sostenere un tirocinio obbligatorio e formazione annuale.
Ma una buona formazione basta poco se non si è un bravo comunicatore e non si ha la capacità di comprendere i veri interessi delle parti che sono entrate in conflitto.

Il mediatore Geom. Luca Chiesi, racconta un famoso aneddoto, tratto dalla “Scuola di Negoziazione” di Harvard, per spiegare al meglio il valore e cosa si intende per mediazione.


La storia dell’arancia

Per descrivere in modo semplice e diretto i concetti della mediazione, possiamo utilizzare il paradosso dell’arancia divisa a metà. E’ una breve storia, ma racchiude tutta la filosofia della Harvard Negotiation Project.

Due bambine litigano per prendere l’unica arancia rimasta nel cesto della frutta.
La prima afferma: “L’arancia spetta a me perché sono la più grande!”
L’altra afferma: “No! Spetta a me perché io l’ho presa per prima!”

La madre interviene, cercando di porre fine alla lite, proponendo di tagliare l’arancia in due parti perfettamente uguali e di darne metà a ciascuna bambina.

Le due bambine però non rimangono soddisfatte della decisione della madre e continuano a litigare in quanto ognuna di loro vuole tutta l’arancia e non vuole cederne neanche un pezzo all’altra.

Interviene la nonna, che dopo aver osservato attentamente la scena, domanda a ciascuna bambina il motivo reale dell’interesse a voler l’arancia intera.

La prima bambina risponde di aver sete e di voler spremere l’arancia per berne il succo, l’altra risponde che vuole grattugiarne la buccia per fare una torta.

La nonna senza indugio spreme la polpa perché la più piccola ne possa bere il succo e grattugia la buccia dell’arancia affinché l’altra possa usarla per fare la torta. In questo modo la nonna ha soddisfatto entrambe le bambine e finalmente torna la pace.

Fonte – WEB

 


 

COME HA FATTO LA NONNA A PLACARE LA LITE TRA LE DUE BAMBINE?

 

La nonna indaga sui reali motivi che spingono le due bambine a volere l’arancia, in questo modo, sposta il fulcro della disputa dalle rigide posizioni agli interessi sottostanti.

Le due bambine sin dall’inizio cercano di soddisfare ognuna il proprio bisogno, considerato, senza ombra di dubbio, l’unico degno di approvazione.

La madre interviene proponendo una soluzione sicuramente equa, ma non soddisfacente.

La nonna, invece, interviene con un atteggiamento mediativo: accoglie le richieste avanzate dalle bambine, le converte in bisogni degni, entrambi, di un pieno soddisfacimento. La nonna appaga pienamente gli animi offrendo una soluzione alternativa.

Hanno cominciato a litigare senza neppure provare a parlarsi, ad ascoltarsi, ma pensando solamente a far valere il proprio desiderio.
La nonna, con atteggiamento mediativo, riesce a mettere in comune i bisogni delle bambine, dando soddisfazione ad entrambe.

Non sempre la soluzione più ovvia
è quella più giusta!

“Questa è la vera ed essenziale differenza tra una causa civile ed una mediazione, in cui tutti si sentono pienamente vincenti”- L.Chiesi.

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