Fidarsi degli altri equivale a regalare ciò che di più importante ci appartiene: il cuore. La fiducia è un bene prezioso, un tesoro da offrire con cautela.

E’ un sentimento così profondo che sarebbe impossibile da spiegare in maniera razionale ma, è qualcosa che si può anche imparare ad avere. Ernest Hemingway ci insegna che “il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è dargli fiducia“.

Infatti, saranno la fiducia o la diffidenza a dare un certo colore ai nostri atteggiamenti in una visione ottimistica e propositiva in caso di fiducia, o, al contrario, pessimistica e sfavorevole nella diffidenza, così da aver esiti assai diversi nelle esperienze della nostra esistenza.

 

Nel lavoro sociale…

La fiducia assume un ruolo fondamentale in quanto, per sviluppare un buon processo di aiuto, è indispensabile che le parti si fidino l’una dell’altra.

 

…e TU, ti FIDI degli
assistenti sociali?

 

 

Voce del verbo “fidarsi”

La fiducia è un sentimento di attesa ottimistica verso qualcosa o qualcuno, ovvero diamo fiducia perché ci aspettiamo qualcosa di buono dall’altro ma, pur non essendone certi, ci abbandoniamo nel rapporto fiduciario.

La fiducia, a oggi, si configura tra gli argomenti maggiormente dibattuti nel campo delle scienze umane e sociali. È infatti solo a partire dal secolo scorso che la fiducia si “scopre” oggetto di ricerca per gli studiosi di diverse discipline, in particolar modo delle scienze sociali e politiche.

Eppure la fiducia, quale fenomeno interpersonale, seppur con gradi differenti, caratterizza gli uomini e le società di ogni tempo: “Senza fiducia”, recita Niklas Luhmann “non potremmo nemmeno alzarci la mattina”.

Nei contesti di aiuto e/o più genericamente in quei contesti dei Servizi Sociali caratterizzati da asimmetrie relazionali, la fiducia assume i caratteri di quella che potremmo chiamare la “fiducia dell’Altro”.
È il soggetto “l’utente”, l’Altro dal punto di vista dell’ “assistente sociale”, colui che è
chiamato in prima persona a fidarsi nella relazione di aiuto di chi è considerato “l’esperto”.
La fiducia dell’Altro, e la conseguente fiducia nell’Altro che deve avere l’utente, rappresenta una premessa.

In Giani (2010) leggiamo: “E’ curioso come parlando di fiducia in relazione alle cosiddette professioni di aiuto, si dia per scontato che la fiducia di cui parlare è quella che il nostro interlocutore dovrebbe nutrire per il professionista, per l’esperto.
Curioso, ma non difficile da spiegare”.

 

Io mi fido perché …

Il professionista riconosce la centralità della persona in ogni intervento, come sancito tra i principi del Codice Deontologico degli assistenti sociali.

L’assistente sociale, dal canto suo, è chiamato a dover rispondere alla chiamata dell’utente in modo affidabile, a non tradire cioè la fiducia riposta in lui.

La fiducia eventualmente riposta nell’Altro, da parte dell’esperto, deve essere commisurata alla disponibilità alla fiducia da parte dell’utente, come a dire: io (assistente sociale) mi posso fidare di te (utente) solo quando tu mi dai prova di poterlo fare; ma non sempre è vero il contrario.

La fiducia dunque, nelle relazioni d’aiuto, assume più le caratteristiche di un
affidamento da parte di chi ha bisogno di aiuto e di una risposta affidabile da parte del professionista.

– Potrebbe interessarti –  Ladri di bambini o personalità capaci di empatia?

 

Come si può creare un clima di fiducia nel lavoro sociale?

L’assistente sociale ha il compito di creare un ambiente accogliente al fine di far sentire a proprio agio l’utente, deve cercare di comprenderlo sviluppando empatia nei suoi confronti, dovrà accettarlo per quello che è, valorizzando gli aspetti positivi della sua personalità.

L’operatore dovrà svolgere la propria azione professionale senza alcuna discriminazione per permettere all’utente di sentirsi libero di esprimere il proprio bisogno e, piuttosto che dare consigli, dovrà programmare, assieme all’utente, interventi tesi ad alleviare il suo stato di fragilità.

L’utente avrà così la possibilità di sentirsi accolto e partecipe nella definizione degli obiettivi e nella scelta accurata degli interventi.

Come normato dal Codice Deontologico, la professione è al servizio delle persone, delle famiglie e della comunità, li sostiene nel processo di cambiamento e, nel processo d’aiuto ha il dovere di dare più informazioni possibili circa i loro diritti.

Creare un rapporto di fiducia reciproca tra assistenti sociali e utenti, non vuol dire instaurare un rapporto di amicizia ma, nel rispetto dei ruoli, entrambe le parti dovranno rispettare gli accordi presi ed essere disponibili ad aiutarsi.

Rispettare quando deciso, permetterà all’utente di migliorare la propria situazione e all’operatore di indirizzarlo verso nuove mete.

La fiducia creatasi tra le parti permetterà di:

  • rispettare quanto deciso migliorando le condizioni di vita
  • raggiungere gli obiettivi sia a breve che a lungo termine
  • valorizzare quanto di più positivo caratterizza l’utente

Probabilmente fidarsi è un rischio ma, se non si “rischia”, non si potrà mai sapere se ne vale veramente la pena

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.