Quando nella propria professione si opera nel campo del sociale, per la vicinanza emotiva che ci lega alle persone che siamo chiamati a soccorrere, bisogna mettere in conto la seria possibilità di fallimenti dai quali nascono spesso  una serie di emozioni frustranti e sentimenti quasi di impotenza.

Questa volta no…

Vi racconto una storia diversa

atmosfera natalizia incombente, ma voglio parlarvi di un’altra storia, una di quelle che restituiscono, invece, una rinnovata rinascita spirituale. Una storia che si appresta ad un lieto fine imminente.

D

ue anni fa, come spesso avviene, dopo una precisa comunicazione dell’assistente sociale che ci ha seguiti a stretto contatto quel giorno, ci furono affidate tre bambine che versavano in una situazione igienica precaria ma non solo, anche la situazione familiare, a quanto pare, risultava profondamente pregiudizievole.

Infatti, vi erano forti sospetti di una attiva promiscuità familiare ed ancor più grave, di maltrattamenti agiti dalla figura paterna.

Solitamente, nei casi di presa in carico attraverso sottrazione coatta, la tensione è palpabile, tutti sono molto preoccupati e, lo dico senza vergogna alcuna, si ha sempre paura di sbagliare qualcosa che possa compromettere il rapporto futuro con i bimbi.

Si è estremamente cauti ed attenti in TUTTO, anche alle Più banali frasi da dire

Per capirci meglio, nel dubbio il silenzio è d’obbligo.

Il nostro viaggio… insieme

Tornammo a casa (Casa di Accoglienza per Minori) con tre splendide bambine silenziose e guardinghe.

Nei due anni successivi all’inserimento questi silenzi e circospezioni erano scomparsi. Dopo un attento e costante lavoro educativo le tre piccole hanno spiccato il volo, in tutti gli ambiti.

Equipe educativa e approccio montessoriano

Vorrei precisare che il lavoro che viene giornalmente svolto nelle CAM viene monitorato dall’equipe educativa che, settimanalmente e a volte anche più di frequente, in base al PEI (Progetto Educativo Individualizzato), che prevede almeno cinque ambiti di intervento, cerca di modificare alcuni fattori ambientali per fa sì che i comportamenti dei minori seguano una modificazione quanto più naturale possibile.

Questo approccio, che è quello montessoriano, ad oggi risulta uno dei più utilizzati per raggiungere gli obiettivi educativi prefissati.

Spiegare le ali e prendere il volo

Ricordo ancora il giorno in cui ci fu comunicato, tramite decreto giudiziario, lo stato di adottabilità delle tre bambine.

Voi che leggete penserete sia una cosa buona e di fatti lo è, anche se non posso nascondere una nota malinconica.

Questi sono momenti nei quali l’educatore socio pedagogico deve assorbire il colpo di un imminente distacco da una persona che si è pian piano imparato ad amare.

A volte è d’uopo fare mente locale e ricordarsi che i bambini o ragazzi che ci vengono affidati sono sempre di passaggio, perché talvolta il lungo tempo passato insieme come le molteplici esperienze di condivisione possono dare come l’impressione di un rapporto perenne, quasi familiare.

Un dono di Natale

E’ difficile verbalizzare le emozioni che ci hanno accompagnato durante tutto il periodo in cui le bambine sono state con noi. E’ complicato raccontare, in poche righe, ogni singolo istante, ogni sorriso che ci hanno donato.

Nel breve periodo tra l’arrivo del decreto e gli incontri con le nuove famiglie è stato avviato, dall’equipe educativa della CAM, un percorso accelerato di consapevolezza per le tre piccole che si è concluso in maniera soddisfacente, dati i tempi stretti.

Comunque sia, il passo è stato per fortuna breve ed intenso allo stesso tempo. Di lì a poco abbiamo conosciuto le nuove famiglie e con noi anche le bambine. Si è subito instaurato un rapporto meraviglioso che auguro interminabile.

È Natale ed io il mio regalo l’ho già avuto: ho visto lo splendido sorriso di tre bimbe che dopo anni hanno ricominciato a pronunciare le parole Mamma e Papà.

Buon Natale

Dott. Oronzo Petronella

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