La visita domiciliare è uno strumento tipico del servizio sociale e consiste in un colloquio svolto nell’ambiente di vita dell’utente, un setting differente dall’ufficio dell’assistente sociale e per questo, sarà l’utente a trovarsi nel proprio contesto naturale.

La visita domiciliare può avere diverse finalità:

  • conoscenza, per completare le informazioni già raccolte in precedenti colloqui e conoscere l’ambiente di vita della famiglia o dell’utente o perché impossibilitati a recarsi presso il servizio (ad esempio anziani e disabili);
  • verifica, durante il percorso verificando come procede il percorso di aiuto rispetto alla fase iniziale;
  • emergenza, per verificare immediatamente una situazione di grave disagio in cui può vivere ad esempio, un minore, un disabile, un anziano o i suoi familiari;
  • sostegno, per dimostrare vicinanza e disponibilità;
  • controllo, ad esempio dietro mandato dell’Autorità Giudiziaria;

Come si svolge la visita domiciliare?

1 step: la preparazione

Di solito viene richiesta dall’assistente sociale nelle prime fasi del processo di aiuto e dopo aver stabilito un rapporto di fiducia con l’utente. La visita domiciliare non può essere improvvisata, anzi richiede una preparazione e l’assistente sociale deve avere ben chiaro in mente la motivazione.
Ad esempio, a seguito di richiesta di assistenza domiciliare a favore di un anziano non autosufficiente, l’AS dovrà recarsi a casa dell’utente per valutare la sua situazione, i suoi bisogni, le sue capacità

È importante fissare un appuntamento e scegliere un’orario che deve essere rispettato da entrambi. In relazione alle persone che si vogliono incontrare l’AS concorda orari diversi, ad esempio, se la visita domiciliare richiede la presenza di tutti i componenti della famiglia, e’ preferibile svolgerla nel pomeriggio quando tutti i componenti sono liberi da impegni lavorativi o scolastici.
L’AS può svolgere la visita domiciliare anche con altri operatori/colleghi, e in questo caso deve avvisare l’utente.

2 step: la fase dell’accoglienza, cosa osservare?

L’ambiente circostante l’abitazione ci dice molto. Attraverso l’osservazione possiamo raccogliere informazioni sulla zona dell’abitazione (centro/periferia) e se e’ collegata dai mezzi pubblici, sui servizi presenti in zona, sulla popolazione residente, sullo stabile, sulle barriere architettoniche.
Nella fase dell’accoglienza avviene il primo incontro tra l’assistente sociale e l’utente. È bene presentarsi e presentare eventuali colleghi. Innanzitutto osserviamo chi ci accoglie, come, dove, se in casa sono presenti altre persone (amici, parenti, vicini). Successivamente la nostra attenzione si focalizzerà
sull’ampiezza dell’ambiente, sulla suddivisione degli spazi, sulla luminosità, sull’igiene, sull’ordine/disordine, sul riscaldamento, sulle relazioni interpersonali.

 

3 step: la fase centrale, inizia il colloquio

Ascoltare senza pregiudizi o distrazioni è il più grande dono che puoi fare a un’altra persona.
(Denis Waitley)

Nella fase centrale si svolgerà il colloquio.
L’AS chiarirà le motivazioni della visita per poi focalizzarsi sugli argomenti da trattare. Anche in questa fase gioca un ruolo fondamentale l’osservazione, in particolare sull’utente.
Ad esempio, l’utente può mostrarsi imbarazzato, vago, frettoloso o al contrario sereno e rilassato. Ascoltiamo non solo quello che l’utente ci dice con le sue parole, ma anche con i suoi gesti, i suoi sguardi; siamo lì per mostrare il nostro supporto durante il processo di aiuto, non per giudicarlo.
Attenzione, il colloquio non é un interrogatorio! É utile a noi operatori per conoscere meglio l’utente nel proprio ambiente.

4 step: la fase finale, la ricapitolazione

La conclusione si caratterizza sempre dalla restituzione precisa di quanto detto e osservato. Il tempo concordato per il colloquio va rispettato. La chiusura del colloquio è importante anche per capire come l’utente reagisce alla separazione, ovvero, può troncare il colloquio prima del termine concordato, o al contrario cerca di prolungarlo. È opportuno lasciare all’utente una nota che riporti che cosa deve fare.

5 step: la registrazione

Arrivati in ufficio, per non disperdere le informazioni, è bene trascrivere tutto ciò che è stato detto e osservato.

2 Commenti

  1. Grazie. La cosa che caratterizza il mio lavoro ora in libera professione in merito alla visita domiciliare è quella di eleggere, in diverse situazioni, la casa come luogo di lavoro. Essere io l’ospite, essere io che vado dalle persone e non loro, mi permette di mettermi nei panni dell’altro ed per diversi aspetti mi permette di capire molto meglio di quanto possano farlo, come si pensa, le parole.

    • Esatto Sabrina, la visita domiciliare deve essere un momento di condivisione, per conoscersi, per andare oltre il semplice colloquio. Non è uno strumento da utilizzare solo perché previsto nella nostra professione, dobbiamo credere in quello che facciamo. Dobbiamo avere cura dell’altro.

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